Ieri si è riunito il governo-ombra del Pd-Ds-Dl, come dovremo abituarci a chiamarli almeno finché Martin Schulz non avrà deciso dove diavolo devono sedersi all’Europarlamento. Dall’umbratile consesso abbiamo avuto conferma che quella di Tremonti è una sofisticatissima strategia di mimetismo per eliminare il rischio del ritorno in parlamento non solo della sinistra radicale, ma anche di quella presunta riformista del Pd. Eliminarli prendendo le loro fattezze, s’intende. Ed il proteiforme Veltroni, che pare sia grande estimatore di Marcel Marceau, ha deciso di rispondere colpo su colpo, diventando il doppiatore di Tremonti.

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Oggi Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione Europea, ha comunicato la stima flash (cioè preliminare) dell’indice dei prezzi al consumo armonizzati per il mese di novembre. La variazione tendenziale (cioè rispetto al mese di novembre 2006) è pari al 3 per cento. Giova ricordare che l’indice euro-armonizzato di un paese può differire, nello stesso mese, rispetto a quello calcolato con metodologia nazionale, pur essendo entrambi calcolati dagli uffici statistici nazionali. L’Italia, secondo l’elaborazione Istat, in novembre ha un indice tendenziale nazionale del 2,4 per cento, ottenuto attraverso un aumento mensile (novembre 2007 su ottobre 2007) dello 0,4 per cento. Capita poi che il ministro dello Sviluppo Economico, Bersani, se ne esca con questo commento che è un ibrido tra il bar dello sport e i trionfalismi dei partiti politici dopo le elezioni, sempre vincenti. Sostiene Bersani:

Non nasconde la preoccupazione neanche il ministro Pier Luigi Bersani, che però trova il modo di consolarsi: l’Italia si conferma «più virtuosa dei suoi partner europei» e questo grazie alle «liberalizzazioni già attuate che hanno fatto da scudo alle tensioni internazionali sui prezzi delle materie prime (cereali e prodotti petroliferi) dovute anche a comportamenti speculativi», è il commento del ministro per lo Sviluppo Economico.

Bene. A beneficio di Bersani e dei lettori forniamo alcuni “dettagli” interpretativi del dato.

Alla fine dello scorso mese di gennaio, con la presentazione del ddl Bersani sulle liberalizzazioni, il governo aveva menato vanto per l’eliminazione di un costo, generato dai rapporti di affidamento creditizio, considerato vessatorio: la commissione di massimo scoperto. Recitava infatti l’articolo 11 di quel ddl:

“Sono nulle le clausole di massimo scoperto e le clausole comunque denominate che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma ovvero che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dalla effettiva durata del prelevamento della somma”

Oggi, l’articolo 36 del ddl licenziato dalla Camera nei giorni scorsi, e che passa ora al Senato, prevede questa formulazione:

“Sono nulle le clausole contrattuali che hanno per oggetto la commissione di massimo scoperto e le clausole che prevedono una remunerazione alla banca per la messa a disposizione di fondi in favore del cliente titolare di conto corrente indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma o che prevedano una remunerazione per l’istituto di credito indipendentemente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi, salvo che il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme sia predeterminato, insieme al tasso debitorio per le somme effettivamente utilizzate, con patto scritto, non rinnovabile tacitamente e rendicontato al cliente ogni anno. Facoltà di recesso del cliente in ogni momento. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge i contratti in corso devono essere adeguati.”

Articolo che non fa altro che certificare la prassi attualmente adottata dalle banche, che già oggi prevede la formalizzazione di modalità di utilizzo del fido e determinazione dell’entità della commissione. Di fatto, non è cambiato nulla. Noi non siamo tra quanti ritengono che la commissione di massimo scoperto sia priva di giustificazione economica, e la sua cancellazione per atto d’imperio ci aveva lasciati perplessi. La via maestra per comprimere gli oneri applicati ai consumatori-utenti resta quella dell’incentivazione della competizione tra attori presenti sul mercato.

Un vero peccato che la maledizione dei titolisti abbia colpito ancora, distorcendo il senso di questo articolo di Repubblica. Un lungo, estasiato ed ininterrotto peana sui benefici che le “liberalizzazioni” del nostro provvido governo regaleranno a tutti noi, cittadini-consumatori consapevoli. Con la collaborazione dei soviet delle associazioni dei consumatori (ma di quali consumatori, esattamente?), apprendiamo che il risparmio medio per famiglia nel corso del 2007 sarà di ben 1000 euro. Ancora più illuminante la somma algebrica che porta alla determinazione dell’ennesima bella sorpresa di questa piacevolissima “Italia dei tesoretti”. Scopriamo, ad esempio, che i costi di luce e gas, per la prima volta dopo tempo immemore, “sono in calo”. Evidentemente, gli adeguamenti periodici delle tariffe ai prezzi energetici internazionali sono una variabile sotto controllo del nostro esecutivo, ed il beneficio è dunque riconducibile alle “liberalizzazioni” bersaniane, non si spiega altrimenti. Attendiamo quindi nuovi decreti-legge in vista della prossima revisione delle bollette, soprattutto ora che il greggio è stabilmente tornato sopra i 65 dollari al barile.