La puntata di questa sera di Annozero sarà utilissima agli storici (ma anche agli archeologi) che tenteranno di scrivere il post mortem della repubblica italiana. Un Vecchio Saggio Fondatore, che abitualmente spiega a dio dove abita, che con la sola imposizione della barba trasforma il “meticcio” in “mandingo” (perché “il meticcio è più prestante”); due filosofi tardo-ottocenteschi (soprattutto tardi) colpiti da abbondante salivazione di fronte al “tornante della storia” che tutto e tutti travolge.

Fantastico canovaccio da commedia dell’arte imbastito oggi tra Palazzo Chigi e Rifondazione comunista. Dapprima la durissima dichiarazione di Enrico Micheli, ombra di Romano Prodi dagli anni ruggenti dell’Iri:

“Non ricordo precedenti nel mondo politico, quanto meno occidentale, in cui lo speaker di un ramo del Parlamento entri a piedi uniti sulla situazione politica attuale, colpendo direttamente e senza il minimo di umorismo il Presidente del Consiglio in carica. Purtroppo anche questo è il segno di un ricorrente, diffuso affievolimento del senso dello Stato”

Risposta a stretto giro del rifondarolo Gennaro Migliore (non esattamente nomen omen):

“Sappia Micheli che, nonostante le sue errate conoscenze, forse motivate da uno sguardo rivolto più alla Russia che alle democrazie, la speaker del Parlamento Usa, Nancy Pelosi, non ha mai evitato di attaccare il capo del suo esecutivo, G. W. Bush. A Micheli chiedo se non sia il caso di scusarsi per l’enormità dell’accusa.”

Non sappiamo se Micheli rimembri altri esempi di assenza di senso dello Stato da parte del Parolaio Rosso.

I vertici della comunità ebraica italiana a Gerusalemme hanno scelto la visita di Fausto Bertinotti in Israele per attaccare ”la sinistra e l’informazione italiana”, che accusano di ”parzialità”. La posizione è stata espressa, durante la visita del presidentedella Camera alla Sinagoga italiana, dal presidente della Comunità Vito Anav e dal presidente del Comites Beniamino Lazar, che avevano inizialmente accolto Bertinotti accompagnandolo nel Tempio e nel museo ad esso annesso.

”Ci auguriamo che la sua visita in questo Paese sia anche l’occasione – ha esordito Anav, visibilmente spiazzando per un momento Bertinotti – perché si correggano alcuni dei pregiudizi sul confitto arabo-israeliano, su cui gran parte della sinistra italiana, di cui lei fino alla sua elezione a presidente della Camera (e anche dopo e tuttora, ndPh.) è stato autorevole rappresentante, fonda le sue prese di posizione”.

Auspicando poi che ”si possa mettere fine alla quotidiana parzialità da parte della stampa di sinistra”, Anav ha rivolto a Bertinotti l’appello ad ”adoperarsi per un riequilibrio dell’informazione in Italia”.

Per Fausto Bertinotti sarebbe “meritoria una discussione tra i parlamentari” per “far sì che dalla prossima legislatura i regimi delle loro pensioni siano comprensibili a tutti”. Intervenendo a ‘Radioanch’io’, il presidente della Camera ha ribadito che quelle dei parlamentari sono “pensioni rilevanti, ma non è vero che ammontano a 10 mila euro al mese dopo una o due legislature”. In ogni caso, i trattamenti pensionistici dei parlamentari vanno resi “comprensibili a tutti”, per “determinare una trasparenza e una chiarezza che rendano la loro condizione pensionistica paragonabile a quella degli altri”. In ogni caso, “l’intervento andrebbe fatto senza toccare i diritti acquisiti, e quindi proiettando la questione sulla nuova legislatura”. Tuttavia, ha ribadito, serve “una discussione parlamentare per modificare questi regimi”. Bertinotti ha poi parlato anche della situazione dei ‘portaborse’ dei parlamentari. “Dopo la denuncia delle Iene – ha aggiunto – la Camera dei deputati e’ immediatamente intervenuta con un provvedimento che riconoscerà l’accesso ai propri palazzi solo ai collaboratori che hanno un contratto di lavoro con il deputato”.

Ineffabile Parolaio Rosso. Oggi abbiamo appreso che esistono “diritti acquisiti” anche per gli onorevoli in quiescenza, presto ci diranno che quello di parlamentare è un lavoro usurante. Ma Bertinotti ha ragione, i 10.000 euro mensili lordi si ottengono dopo circa 20 anni di legislature, mica bruscolini. Il problema, tuttavia, non sta solo nella “trasparenza” delle voci del cedolino degli onorevoli, bensì anche nel livello assoluto del loro compenso e nel più generale onere che il sistema politico allargato riversa ogni anno sulle tasche dei contribuenti.

Dopo aver visto le immagini degli scontri tra polizia e contestatori no-global a Bologna, innescati dal tentativo del sindaco Cofferati di ripristinare condizioni minimali di legalità in città, riteniamo utile compiere alcune riflessioni. In primo luogo, ci chiediamo sino a che punto sia possibile ricondurre episodi come quello di ieri alla logica del confronto dialettico e democratico tra posizioni divergenti. E fino a quando quella parte dell’elettorato centrista che ritiene di dover votare per una coalizione dove le posizioni oltranziste ed estremiste hanno potere di ricatto ed interdizione continuerà a fingere di non vedere la realtà?