A Umberto Bossi ed al suo house organ, che in undici anni hanno percorso molta strada sulla via del revisionismo:

“Sono stato io a mettere fine al partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io l’ho abbattuto. In Italia ci sono tre poli, quello palermitano è rappresentato da Berlusconi, lo hanno mandato per fregare il nord” – (Ansa, 21 luglio 1998)

Secondo il leader leghista, in questo momento non sarebbe possibile ridurre le tasse, perché “l’Europa non lo permette“:

«Se abbassassimo le tasse saremmo costretti a rimetterle per decreto legge, urgentissimo. Quindi adesso non si può ma nel tempo è sicuro»

Dormi e non fare capricci con le tasse sennò arriva l’Europa cattiva. Una favola ad uso dei gonzi leghisti.

E’ ufficiale: Umberto Bossi è il nuovo Ghino di Tacco. Se ne sono accorti in pochi, finora, eppure è così almeno da quando, a fine 1994, il Senatur si mise con D’Alema & compagni, defenestrando il Berlusconi I. Nell’attuale assetto partitico italiano c’è assai poco che garantisca dal ritorno di una spartitocrazia ricattatoria, anche considerando che (come nelle attese) nulla è stato fatto per “mettere in sicurezza” bipolare almeno i regolamenti parlamentari, aldilà di boutade come quella sui capigruppo che votano per tutti.