Oggi, su Libero, c’è una letterina al direttore firmata dal presidente della Commissione Finanze della Camera, e da sempre uno dei più sopravvalutati esponenti di una classe politica di illusionisti. E cosa scrive, il buon Daniele Capezzone, a Maurizio Belpietro? Una cosina proprio geniale, innovativa, inedita. Che poi è parte integrante dello strumentario del perfetto parolaio.

Ed alla fine, terrorizzato di veder nascere una piccola Dc che lo avrebbe relegato alla irrilevanza, oltre che a guai pressoché immediati, il Cavaliere ha deciso di bersi l’ennesimo amaro calice, anche se dentro quel calice alcuni vedono soprattutto il cervello di un uomo a cui qualcuno (ma forse soprattutto se stesso) ha cercato di vendere non il Colosseo ma un salvacondotto. Ecco gli highlights minimi e minimali dei giorni che rafforzeranno ulteriormente la credibilità internazionale del nostro paese. Fermo restando che il ventennio a colori è finito.

«Dopo le parole di Angela Merkel, c’è da sperare che gli onorevoli Bersani e Casini comprendano che le priorità sono quelle economiche, come continua a spiegare Angelino Alfano, senza diversivi, divagazioni e distrazioni. O forse cercheranno di tradurre “Rai” in tedesco?». Lo dice Daniele Capezzone, portavoce Pdl. (Italpress)

«Le priorità del Pdl che il segretario Angelino Alfano ha delineato sono: competitività, lavoro, consolidamento fiscale. Oggi che anche il cancelliere tedesco Angela Merkel ne ha ribadito l’importanza indicando le stesse come fondamentali per l’Europa, ci chiediamo come Bersani e Casini si comporteranno a riguardo». Così Barbara Saltamartini, vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera. (Adn Kronos)

Chi ha qualche anno sulle spalle ricorda ancora in modo vivido, durante la stagione politica di Bettino Craxi, il fondamentale ruolo ricoperto da Ugo Intini: quello del portavoce. Intini era quotidianamente impegnato a bacchettare i comunisti, le loro campagne di odio e di character assassination, la loro incapacità a capire come si era evoluta la società italiana, la modernità, la sintonia con la gente e così via. Oggi, a un quarto di secolo di distanza, l’eredità di Intini sembra essere stata raccolta da Daniele Capezzone.

La premiata ditta Rizzo & Stella porta altre prove (ad abundantiam) a sostegno della tesi per cui i leghisti sono in realtà dei socialisti localisti. Non c’è nulla da fare, sulle province il premier-disboscatore proprio non ce la fa. Attendiamo nuove raccolte di firme da parte di Libero (che sul tema la fece nell’ultimo periodo della direzione di Feltri) e del Giornale, oltre a qualche parola chiara sui leghisti-statalisti, ma abbiamo motivo di ritenere che scatterà l’autocensura. Ma i blogger non disperino: potranno sventolare i loro banner in occasione del lancio di una delle prossime “Agende Capezzone”, il vero leit-motiv della politica politicante ed illusionista degli ultimi anni.

Nei giorni scorsi Renato Brunetta e Daniele Capezzone hanno inviato a l’Occidentale un lungo articolo-manifesto, nel quale tentano di fare il punto sulla prima parte della legislatura e sulle cosiddette “sfide strategiche” che attendono il paese ed il partito che lo governa. La prima parte delle riflessioni di Brunetta e Capezzone (d’ora in avanti B&C) è una pedante puntualizzazione manichea su buoni e cattivi, che ha almeno il merito di non fare di tutte le categorie un fascio, come invece era sembrato nei mesi scorsi, ascoltando le infuocate invettive erga omnes del ministro. E così, ecco che ci sono “cattivi dipendenti pubblici, cattiva politica, cattiva magistratura, cattive banche, cattiva finanza, cattiva editoria”. E pure dei cattivi sindacati perché, spiegano B&C, “arricchiti economicamente ma impoveriti politicamente e civilmente dalla trattenuta automatica praticata su lavoratori e pensionati spesso ignari”.