Nei giorni scorsi Renato Brunetta e Daniele Capezzone hanno inviato a l’Occidentale un lungo articolo-manifesto, nel quale tentano di fare il punto sulla prima parte della legislatura e sulle cosiddette “sfide strategiche” che attendono il paese ed il partito che lo governa. La prima parte delle riflessioni di Brunetta e Capezzone (d’ora in avanti B&C) è una pedante puntualizzazione manichea su buoni e cattivi, che ha almeno il merito di non fare di tutte le categorie un fascio, come invece era sembrato nei mesi scorsi, ascoltando le infuocate invettive erga omnes del ministro. E così, ecco che ci sono “cattivi dipendenti pubblici, cattiva politica, cattiva magistratura, cattive banche, cattiva finanza, cattiva editoria”. E pure dei cattivi sindacati perché, spiegano B&C, “arricchiti economicamente ma impoveriti politicamente e civilmente dalla trattenuta automatica praticata su lavoratori e pensionati spesso ignari”.

«Esattamente 10 anni fa, il 18 gennaio del 1992, una ragazza di vent’anni, Eluana Englaro, è rimasta vittima di un tragico incidente automobilistico. Da allora, nulla consente di chiamare “vita” le condizioni in cui Eluana versa. Tecnicamente, si parla di “stato vegetativo irreversibile”: vuol dire che Eluana non potrà mai più riprendere coscienza, essendo necrotizzata la sua corteccia cerebrale. Ma il suo corpo senza vita viene ancora “alimentato” da un sondino nasogastrico: in pratica, non c’è né potrà mai esserci alcuna speranza, ma la legge italiana impone il protrarsi di questa interminabile agonia.
Agonia cui si oppongono non solo i genitori della ragazza, ma alla quale si dichiarò contraria la stessa Eluana, che, prima di cadere vittima dell’incidente, si espresse contro ogni “aiuto artificiale” per chi non può riprendere coscienza.
Dopo dieci anni di battaglie legali, il papà di Eluana è tornato a levare la sua voce. Da parte nostra, nell’invitare i cittadini a sottoscrivere, tra le 25 proposte di legge di iniziativa popolare promosse da Radicali italiani, anche quella volta a legalizzare l’eutanasia e a porre fine alla vergogna dell’accanimento terapeutico, ci uniamo alla sua lotta, che è stata quella di Emilio, Gabriella, Emiliano e Aureliano Vesce e, per il 2002, ci assumiamo l’impegno di chiedere al Parlamento della Repubblica e alla “politica” italiana un sussulto di pietà, di dignità, di umanità» (Daniele Capezzone, 18 gennaio 2002)

All’interno di un post quasi interamente condivisibile, JimMomo inserisce un passaggio per noi criptico:

Nessuno attualmente sembra in grado di porre un argine “culturale” alle idee del ministro. Temo che prima o poi sarà troppo tardi e che la sua indisturbata semina darà dei frutti. L’ex ministro Martino è stato fatto fuori e altre figure autenticamente liberiste all’interno del PdL, per un motivo o per l’altro, non sembrano ancora godere della sufficiente forza politica e mediatica, e della necessaria autorevolezza interna, per contendere a Tremonti il ruolo di “mente economica” del centrodestra. Né Brunetta, né Della Vedova, né Capezzone.

“E’ svanita la cappa di depressione. Ora il paese può rimettersi in cammino”. Sentenzia garrulo il portavoce di Forza Italia (nonché comproprietario e direttore editoriale di un’agenzia di stampa parlamentare, multiruolo che alcuni pedanti puristi del liberalismo vedono come potenziale fonte di conflitto d’interessi), a commento dei dati su ordini e fatturato industriale, in crescita ad aprile rispettivamente del 12,8 e del 13,9 per cento rispetto allo stesso mese del 2007.