«Esattamente 10 anni fa, il 18 gennaio del 1992, una ragazza di vent’anni, Eluana Englaro, è rimasta vittima di un tragico incidente automobilistico. Da allora, nulla consente di chiamare “vita” le condizioni in cui Eluana versa. Tecnicamente, si parla di “stato vegetativo irreversibile”: vuol dire che Eluana non potrà mai più riprendere coscienza, essendo necrotizzata la sua corteccia cerebrale. Ma il suo corpo senza vita viene ancora “alimentato” da un sondino nasogastrico: in pratica, non c’è né potrà mai esserci alcuna speranza, ma la legge italiana impone il protrarsi di questa interminabile agonia.
Agonia cui si oppongono non solo i genitori della ragazza, ma alla quale si dichiarò contraria la stessa Eluana, che, prima di cadere vittima dell’incidente, si espresse contro ogni “aiuto artificiale” per chi non può riprendere coscienza.
Dopo dieci anni di battaglie legali, il papà di Eluana è tornato a levare la sua voce. Da parte nostra, nell’invitare i cittadini a sottoscrivere, tra le 25 proposte di legge di iniziativa popolare promosse da Radicali italiani, anche quella volta a legalizzare l’eutanasia e a porre fine alla vergogna dell’accanimento terapeutico, ci uniamo alla sua lotta, che è stata quella di Emilio, Gabriella, Emiliano e Aureliano Vesce e, per il 2002, ci assumiamo l’impegno di chiedere al Parlamento della Repubblica e alla “politica” italiana un sussulto di pietà, di dignità, di umanità» (Daniele Capezzone, 18 gennaio 2002)

All’interno di un post quasi interamente condivisibile, JimMomo inserisce un passaggio per noi criptico:

Nessuno attualmente sembra in grado di porre un argine “culturale” alle idee del ministro. Temo che prima o poi sarà troppo tardi e che la sua indisturbata semina darà dei frutti. L’ex ministro Martino è stato fatto fuori e altre figure autenticamente liberiste all’interno del PdL, per un motivo o per l’altro, non sembrano ancora godere della sufficiente forza politica e mediatica, e della necessaria autorevolezza interna, per contendere a Tremonti il ruolo di “mente economica” del centrodestra. Né Brunetta, né Della Vedova, né Capezzone.

“(…) E’ evidente l’imbarazzo di chi, a sinistra, aveva perfino negato l’esistenza di una cordata italiana, e ora deve scoprire che la nuova Alitalia non sarà vassalla ma partner alla pari di un grande vettore internazionale

Viene dal cocorito-portavoce, che stavolta ha atteso la fine del mese per spendere la propria modica quantità.

“E’ svanita la cappa di depressione. Ora il paese può rimettersi in cammino”. Sentenzia garrulo il portavoce di Forza Italia (nonché comproprietario e direttore editoriale di un’agenzia di stampa parlamentare, multiruolo che alcuni pedanti puristi del liberalismo vedono come potenziale fonte di conflitto d’interessi), a commento dei dati su ordini e fatturato industriale, in crescita ad aprile rispettivamente del 12,8 e del 13,9 per cento rispetto allo stesso mese del 2007.

Su Il Giornale ennesima gustosa intervista-ritratto di Giancarlo Perna, questa volta a Daniele Capezzone. In essa il giovane portavoce-editore-direttore rilegge la storia recente del suo percorso politico. Sappiamo che Capezzone ama esibire le sue dimissioni da presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, nella scorsa legislatura, come una sorta di medaglia al valore: in un paese in cui le dimissioni si annunciano, lui le ha date. Opinabile resta tuttavia la lettura capezzoniana del timing di quelle dimissioni: era l’8 novembre 2007, il governo Prodi era già scosso nel profondo dalle vibrazioni che lo avrebbero portato all’implosione di febbraio, elongato come un chewing gum usato: da un lato la sinistra massimalista che urlava “redistribucion o muerte!”, dall’altro la avanzata gestazione del Partito democratico veltroniano. Per Capezzone, al contrario, tutto andava bene al momento delle sue dimissioni, addirittura “Prodi era bene in sella”. Certo, come in un rodeo, ma in sella. Poi, improvvisa, giunge la rivelazione: “Alle elezioni non mi sono neanche candidato”. Frase il cui realismo ricorda i cinegiornali Luce: “Oggi, le valorose truppe del Maresciallo Badoglio hanno rinunciato a difendere Addis Abeba”.

Contrordine, compagni. Nelle more della sua nomina a portavoce di Silvio Berlusconi, l’intrepido Daniele Capezzone scopre che la Commissione Attali era una bufala. Una delle molte di cui è costellato il primo anno di presidenza di Nicolas Sarkozy, a dire il vero, ma di quello riparleremo. Scrivendo su Ideazione.com, Capezzone ci informa che

“(…) nonostante la vasta eco e la grande azione promozionale ricevuta – con un pizzico di provincialismo – anche dalla stampa italiana, si tratta solo di misure di leggera liberalizzazione, mai in grado di intaccare i punti nevralgici dello statalismo francese.”

Conveniamo entusiasticamente con Capezzone: della Commissione Attali avevamo già scritto qui, qui, quo e qua. Conveniamo meno sul resto dell’analisi.