Il dottor Castaldi è alfine giunto ad apprendere, dallo spiffero giornalistico e dal bisbiglio romano, che il giovane presidente della Commissione Attività Produttive della Camera (ove è stato eletto poco più di un anno fa da una maggioranza di centrosinistra, alla quale tuttora appartiene, almeno a livello nominalistico) avrebbe chiuso il deal con il Cavaliere, e sarebbe prossimo ad approdare a Forza Italia, in prospettiva elettorale ed elettoralistica. Il dottor Castaldi, a onor del vero, precisa di non far più parte di Decidere, di cui è stato uno dei primi firmatari, dallo scorso 3 agosto, sicché potremmo considerarlo uno dei più svegli tra i supporter di Capezzone. Altri, per contro, insistono con i loro bannerini policromi, le loro ruptures e le loro tavole mosaiche di Blair e Sarkozy. Quelli sono i sostenitori della cultura del fare e del decidere, i veri trend sniffer. Hanno naso, insomma. O più propriamente il moccio al naso.

Che c’è di male, si chiederanno i miei giovani e meno giovani lettori, se un deputato decide di cambiare casacca così rapidamente, dopo poco più di un anno di legislatura? In fondo, è l’articolo 67 della nostra sana e robusta Costituzione che stabilisce che ogni parlamentare rappresenta la nazione ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato, giusto? E peraltro, qui non c’è ancora stato nessun salto della quaglia, si attende solo il termine di questa agonizzante legislatura Made in Far Left, per l’annuncio ufficiale. Ma qualche riflessione si impone comunque, che dite?

Il giovane presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, eletto diciotto mesi fa nel centrosinistra, ha deciso che il centrodestra ed il suo leader necessitano di una strategia “di nuovo conio” e, soprattutto, working: dirompente, liberale, rivoluzionaria. Solo così la Casa delle Libertà potrà sconfiggere la pericolosa armata veltroniana, cioè la magna pars dello schieramento nel quale il destino cinico e baro ha collocato il giovane presidente di commissione. Il Cavaliere prenda nota: chi meglio di Capezzone conosce la ricetta per battere i comunisti? La CdL non pensi di dare l’assalto a Palazzo Chigi schierandosi al centro dello schieramento politico. Troppo banale e old fashion: non va, direbbe Sandro Piccinini. Occorre invece che si crei una ben precisa agenda e poi agisca (per l’appunto, essendo un gerundivo), o meglio decida. Ce lo hanno insegnato (indovinate?) i nostri numi tutelari, Blair e Sarkozy.

L’autore di questo sito è da sempre lieto di poter collaborare con chi voglia promuovere in Italia una legislazione autenticamente liberale. Da tali premesse discende che occorre lavorare per mettere in rete tutte le realtà che si riconoscono in questo progetto. Pensiamo ad esempio ai Riformatori Liberali o al Centro Studi Liberali Sam Quilleri. E pensiamo anche a think tank quali l’Istituto Bruno Leoni, Epistemes e noiseFromAmerika. Occorre lavorare per una elaborazione politica e culturale che sia finalizzata alla produzione legislativa, e non a semplici azioni propagandistiche. L’Italia è un paese dove molti “liberali” vanno in crisi d’astinenza appena vengono privati del loro sussidio preferito. Per questo motivo l’elaborazione politica deve essere supportata da robuste fondamenta di teoria e politica economica: gli slogan difficilmente portano lontano, anche se spesso servono alle fortune personali di chi li crea.

Sabato prossimo, 22 settembre, si svolgerà a Roma la “Marcia per la tua pensione“, organizzata da Decidere.net. Sabato 29 settembre, in un teatro milanese, avrà luogo un incontro pubblico per dibattere sul fisco, sempre a cura del network di Daniele Capezzone. Come i più fedeli (o masochisti) tra i nostri lettori ricorderanno, noi siamo stati e siamo piuttosto critici nei confronti dei “tredici cantieri” capezzoniani. Pensiamo che tali cantieri siano, in prevalenza, solo enunciazioni di principio senza reali contenuti operativi, qualora non più propriamente misure estemporanee e contraddittorie che non incideranno sull’agonizzante agenda politica italiana.

Torniamo sul manifesto programmatico di Daniele Capezzone per meglio precisare alcune delle nostre critiche. Quello che a noi pare sinceramente disarmante, di questo programma, è il semplicismo con il quale vengono affrontate le problematiche economiche. Si obietterà che questa semplificazione serve a trasmettere il messaggio a livello emotivo, e potremmo anche convenire, ma senza dimenticare che la storia recente di questo paese è inzeppata di uomini della Provvidenza e di ricette miracolistiche. A Capezzone tuttavia spetta comunque l’onere di dettagliare quale percorso intende seguire per questo manifesto. A livello politico deve spiegare che significa, in termini operativi, “fare network”, altra espressione mutuata dal marketing della comunicazione aziendale di questi anni. Beninteso, non c’è nulla di male nella contaminazione di genere tra politica e mondo delle imprese. La differenza risiede nel fatto che le imprese devono essere conseguenti alla comunicazione (almeno quelle che operano in contesti competitivi, meglio se globali), pena l’espulsione dal mercato. I politici hanno vincoli meno stringenti, in questo senso. Per loro c’è sempre un esame di riparazione.

Capezzone dovrà poi tradurre in indicazioni operative i suoi punti programmatici. Se per quelli istituzionali ciò è complessivamente agevole (c’è qualcuno in Italia che non si dica favorevole ad una riduzione del numero di parlamentari?), per quelli economici non sono concesse scappatoie. Ma vogliamo passare in rassegna i singoli cantieri?

Contravvenendo ad una solenne promessa fatta tempo addietro a noi stessi, torniamo ad occuparci della setta di Torre Argentina. Ieri è stato messo online il nuovo sito di Daniele Capezzone, il reprobo di casa Pannella. Diciamo subito che il sito non è gran cosa, né per aspetto grafico (ma quello è soggettivo) né, soprattutto, per contenuti. Capezzone lancia il suo network, l’ennesimo, con tredici punti programmatici, tredici “cantieri per un’Italia ad alta velocità”, nientemeno, sui quali cerca “adesioni”. Come ben sappiamo, anche per pluriennale esperienza personale nel magico mondo della finanza italiana, in questo paese ciò che conta non è essere bensì apparire, mediatizzarsi, e Capezzone è tra i migliori prodotti sulla piazza in tal senso, un autentico spinner di razza, vocato a promuovere soprattutto se stesso.