Su noiseFromAmerika, Sandro Brusco segnala l’endorsement al si sui due referendum “idrici” (non si può dire “sull’acqua pubblica”, visto che l’acqua è e resterà tale) da parte di Padre Alex Zanotelli, il celeberrimo missionario comboniano e, più in generale, da parte delle gerarchie ecclesiastiche. L’obiettivo è quello di sottrarre l’acqua ad una “logica economica” (sic).

Il premier saluta il pontefice, in partenza da Ciampino per la visita in Repubblica Ceca. Routine? Protocollo? Cortesia istituzionale? C’è molto, molto altro. Almeno a leggere Amedeo La Mattina su La Stampa:

Ecco, quei cento passi a Ciampino di Berlusconi con il Pontefice hanno confermato che per il Vaticano il dialogo con Berlusconi è essenziale. E’ il segno che il premier non è un problema, ma un’opportunità. L’Italia è l’ultimo avamposto, dopo la caduta della cattolicissima Spagna, dove la parola della Chiesa ha un peso enorme. Non è un caso che sia stata avviata un’indagine parlamentare sulla pillola abortiva RU 486 e non passi una legge che riconosca diritti alle unioni di fatto. L’Italia ha un governo che vuole favorire la libertà scolastica (leggi scuole cattoliche) con i bonus per le famiglie e tiene duro contro le tentazioni a favore dell’eutanasia. Ora c’è in discussione alla Camera il testamento biologico che è stato approvato al Senato in una versione che ha molto soddisfatto le gerarchie ecclesiastiche.

E’ un collaudato aruspice, La Mattina. Tutte queste inferenze da un incontro sulla pista di un aeroporto.

Non viviamo nel migliore dei mondi possibili, è vero. La globalizzazione appare inarrestabile e non governabile. O forse così appare proprio ora che sta iniziando a beneficiare popoli e paesi diversi da quelli occidentali. Perché quello che sta accadendo, oggi, è un’imponente trasferimento di ricchezza verso il mondo “altro” dall’Occidente. Ma definirlo trasferimento è del tutto erroneo, a pensarci bene. Evoca l’idea di un gioco a somma zero, perniciosa forma mentis che abbiamo ereditato dalle due Chiese, quella cattolica e quella marxista. Anche per questo motivo non si può non restare perplessi di fronte alle considerazioni odierne del papa all’Angelus:

“Anche oggi resta vero quanto diceva il profeta: nebbia fitta avvolge le nazioni. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. (…) I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale”

Per una volta, i lettori ci perdoneranno, vorremmo infrangere la regola che ci autoimpone di non commentare posizioni del pontefice, perché consapevoli che la chiesa fa pur sempre la chiesa, e sta su un piano di lettura ed analisi profondamente diverso da quello di noi agnostici.

Quando lo abbiamo scritto, avevamo la certezza che il post sulle guerre di religione sarebbe stato letto da ciascuno dei due schieramenti l’un contro l’altro armati come un endorsement alla posizione del nemico. Ciò è puntualmente accaduto. Da un lato, un lettore de Il Legno storto ci accusa di aver scritto tante parole solo per dire, alla fine, di essere “contro i cattolici del Family Day”. Cosa peraltro non vera. Dall’altro versante Raffaello Morelli, per conto di una fantomatica “Federazione dei Liberali“, ci scrive questa letterina:

Mancano pochi giorni alla celebrazione dell’ultima, piccola guerra di religione italiana. Il 12 maggio, a Roma in piazza Navona si celebrerà il trentatreesimo anniversario del referendum sul divorzio. Una cifra non esattamente tonda ma necessaria agli organizzatori per inseguire e contrapporsi, nella giornata del Coraggio Laico (nientemeno), al Family Day organizzato sempre nell’Urbe, in piazza San Giovanni, dalle associazioni cattoliche, inizialmente in polemica anti-Dico, successivamente modificato in pro-famiglia tradizionale. Fin qui, la nostra posizione sarebbe un classico laissez faire, laissez passer. Se non fosse che queste guerre di religione ci appaiono sempre più come la facile scorciatoia di una società civile del tutto incapace di elaborazioni culturali autonome ed originali, e che necessita quindi di un “precipitato emotivo” immediatamente spendibile per compattarsi su un comune denominatore.

Nei giorni scorsi, l’ennesimo atto di questa guerra di religione ha visto protagonista tal Andrea Rivera, un giovanotto da alcuni frettolosamente definito “comico”, che dal palco dello stucchevole concertone sindacale del Primo Maggio ha ritenuto di dare il proprio contributo alle lotte dei lavoratori sdegnandosi per la mancata celebrazione dei funerali religiosi di Piero Welby, prima di far merenda con alcuni gustosi cavoli portati da casa.