D’accordo, prima che un blogger sarebbe un economista ma Willem Buiter, olandese di nascita, angloamericano di passaporto (già membro del Monetary Policy Committee della Bank of England) e globetrotter per vocazione (con la moglie Anne Sibert, anch’essa economista, è stato chiamato tempo addietro al capezzale islandese), è ormai una blogstar riconosciuta. Di prosa ruvida e torrenziale, Buiter si disinteressa sovranamente e dichiaratamente del fatto che i lettori (inclusi gli addetti ai lavori) riescano a stargli dietro quando scrive, e non siano costretti a prendere ferie per congiungere tutti i punti del suo periodare.

Torniamo sull’utile da 2,5 miliardi di dollari che Citigroup avrebbe conseguito nel primo trimestre. In un precedente post avevamo segnalato la possibilità che tale guadagno derivasse dal riacquisto di proprio debito, e dalla contabilizzazione a patrimonio netto della differenza tra valore di rimborso e prezzo di acquisto. Invece, pare che la componente straordinaria di reddito derivi da aggiustamenti del valore di credito (credit value adjustment) su posizioni in derivati. In altri termini, Citi avrebbe comprato protezione creditizia sul proprio nome attraverso i credit default swap, scommettendo sull’allargamento degli spread, cioè sull’aumento del rischio del proprio dissesto.

Il capo economista di Citigroup, Lewis Alexander, lascia la banca e diventa consulente di Timothy Geithner al Tesoro. Alexander ha lavorato a Citi dal 1999 ed è stato, dal 1993 al 1996, capo economista del Dipartimento del Commercio. Prosegue quindi il malcerto e maldestro tentativo del povero Geithner di riempire le voragini dello staff del Tesoro, che tante critiche (tra le innumerevoli altre) gli sta attirando. L’obiettivo iniziale era quello di non cooptare personale di Wall Street per non fornire l’impressione che anche il Tesoro obamiano sia una dipendenza della Big Finance.

Il Tesoro statunitense convertirà in azioni ordinarie fino a 25 miliardi di dollari del suo investimento di azioni privilegiate in Citigroup. La conversione avverrà “dollaro per dollaro” con quella di investitori privati, inclusi alcuni fondi sovrani esteri (che privati non sono, ma prendiamola come prima approssimazione).

*Attenzione, post vagamente tecnico

Il Tesoro degli Stati Uniti ha comunicato che inizierà questa settimana gli stress test sulle principali banche utilizzando come indicatore di criticità il Tangible Common Equity e non il Tier 1. Non sappiamo se i federali dispongono delle competenze e del personale necessari per indagare approfonditamente sulle twilight zones delle grandi zombie banks americane (abbiamo seri dubbi, ad essere sinceri), ma enfatizzare il TCE potrebbe rivelarsi una interessante operazione-verità.

Citigroup ha chiuso la giornata di ieri con una capitalizzazione di 21 miliardi di dollari, a fronte di un bilancio misurabile in 2500 miliardi. In altri termini, Citigroup è fallita, dopo settimane trascorse tra futili tentativi di rianimazione con fondi pubblici ed il patologico denial di Vikram Pandit a realizzare che il behemot finanziario globale forgiato da Sandy Weill e Chuck Prince era spacciato.  Non ci sarà tempo per procedere al piano di breakup. Durante il weekend arriverà la nazionalizzazione? In quel caso tutti gli azionisti, ordinari e privilegiati, dovranno essere spazzati via.