Oggi Istat comunica che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla rispetto al mese precedente e aumenta dell’1,1% nei confronti di aprile 2012, con una decelerazione di cinque decimi di punto percentuale rispetto alla variazione tendenziale registrata a marzo (+1,6%). E puntualmente, ecco le lamentazioni delle associazioni di consumatori, che continuano a perdere eccellenti opportunità per farsi una cultura economica ed evitare ogni volta di intasare le agenzie di stampa con comunicati pavloviani di stampo sovietico.

Non più un difensore civico ma uno sportello “terzo e indipendente” dal Campidoglio per tutelare i diritti dei cittadini-consumatori. A Roma tramonta l’era di un organismo dell’amministrazione a cui chiedere risarcimenti o semplicemente avere lumi su eventuali diritti e disagi. Oggi è stato firmato un protocollo d’intesa tra l’amministrazione capitolina, alcune società controllate e il Codacons per l’istituzione di uno sportello al quale il cittadino può rivolgersi, “il primo esempio italiano di difensore civico associazionistico con un’amministrazione” ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Trattandosi di Roma, la cosa andrebbe commentata con un’espressione caratteristica e molto pregnante.

Nel magico mondo del consumerismo paraculo italiano, brilla la stella della Associazione Contribuenti.it. Che poi sono quelli che calcolavano l'”evasione fiscale” spaccando il decimo di punto percentuale, e pazienza se non di evasione si trattava, bensì di una misura di customer satisfaction nei confronti del fisco. Oggi, nell’imminenza dell’avvio del progetto di Banca per il Mezzogiorno (solo a leggerne il nome si è colti da orticaria) fortemente voluto da Giulio Tremonti, riecco la stessa associazione mentre mendica l’immancabile strapuntino nel comitato promotore della nuova-decrepita banca, dopo inevitabile captatio benevolentiae del ministro.

Mangiare i due classici spaghetti al pomodoro al ristorante è ormai diventato ”un lusso, come gustare un piatto di alta cucina”. Questa surreale denuncia è dell’Associazione diritti utenti e consumatori (Aduc), che segnala un aumento del 3500 per cento del costo del piatto al ristorante rispetto alla preparazione in casa. Questa presa di posizione dell’Aduc è la prova provata che non solo l’Italia sta colando a picco sotto il peso del proprio analfabetismo economico, ma anche (per restare nell’ambito culinario) che la maionese tricolore è definitivamente impazzita, oltre che irrancidita. I ristoranti costano “troppo”? E quindi? La ristorazione è un servizio: compra chi vuole, e non risulta che rappresenti un caso di fallimento del mercato, se del caso da regolamentare con un sistema di tariffe amministrate, perché i servizi delle imprese della ristorazione non rappresentano “beni pubblici“.

Su noiseFromAmerika Marcello Urbani riprende un articolo pubblicato giorni addietro sul Corriere, il cui soggetto va posto a pieno titolo nella categoria “casta e dintorni”. Parliamo delle leggendarie associazioni dei consumatori, quelle i cui esponenti trascorrono le giornate tra una comparsata e l’altra in trasmissioni “di servizio”, passando veline ad agenzie di stampa e telegiornali (che le rilanciano ovviamente senza riscontro alcuno, essendo in Italia), dove si favoleggia di 200 euro in più per la benzina, 300 per le ferrovie, 2000 per il mutuo, 400 per lo spazzolino e la carta igienica, per “un esborso totale di 1000, ma che dico? 2000, anzi no 3000 euro annue per famiglia, siori e siore!”. Al termine di un roundtrip di annunci di questo tipo, si finisce col credere che ogni famiglia-tipo (tipo de che?) subisca un aggravio annuo di alcuni milioni di euro.

Secondo l’associazione dei consumatori Adusbef, quest’anno pignoramenti ed esecuzioni immobiliari dovrebbero aumentare del 19 per cento, per effetto delle insolvenze legate alla insostenibilità, da parte dei debitori, dei costi legati all’aumento dei tassi sui mutui. Sempre secondo Adusbef, in Italia i mutui a tasso variabile rappresenterebbero il 91 per cento del totale, una percentuale molto più elevata della media europea.