Ieri sera, a Ottoemezzo su La7, il leader di Italia Unica e candidato sindaco di Milano, Corrado Passera, ha espresso la sua personalissima opinione sul cosiddetto “salvabanche” del governo Renzi, quello che ha posto in liquidazione le quattro banche commissariate decidendo l’azzeramento senza speranza di recupero degli obbligazionisti subordinati. Premesso che tale azzeramento “senza speranza” appare severamente censurabile ed improvvido, Passera ha avanzato una controproposta che pare invece lunare, oltre ed evidenziare conoscenza molto limitata del quadro normativo. Perché è vero che la politica è l’arte del possibile, ma la realtà resta a presidiare il portone.

Tra i punti programmatici di Italia Unica, il partito di Corrado Passera che nei giorni scorsi si è presentato ufficialmente al pubblico, vi è anche la restituzione del 50% dell’Iva pagata dai consumatori su acquisti effettuati con moneta digitale (carte di credito e di debito). Obiettivo della misura è quello di contrastare l’evasione fiscale e stimolare i consumi. Il problema è che la proposta, ultima di una lunga serie a cui sono state immolate preziose energie, altro non è se non l’ennesima rimasticatura del famigerato contrasto d’interessi, che evidentemente in questo paese è sempre molto amato.

Ha suscitato scalpore l’affermazione di Fabrizio Barca, proferita durante lo scambio telefonico con un finto Nichi Vendola prezzolato dalla Zanzara, sulla “patrimoniale da 400 miliardi“, così come nei giorni scorsi era accaduto con l’emersione del “programma” 2011 di Corrado Passera per un improbabile “piano di crescita sostenibile per l’Italia”, con un prelievo patrimoniale straordinario di 85 miliardi. Stupore piuttosto naïf, invero.

Dalla intervista concessa da Corrado Passera al direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, emergono alcuni topoi (diremmo luoghi comuni, ma siamo ancora vicini allo spirito natalizio, quindi evitiamo) sullo stato del paese e della progettualità politica che le sue cosiddette classi dirigenti tendono ad esprimere. Nulla di inedito, ma a volte abbiamo l’impressione che si scelga deliberatamente di ripetere lo stesso concetto fino a svuotarlo di senso, perché l ‘alternativa sarebbe molto più spaventevole, in quanto finirebbe col negare in radice una cosa chiamata speranza. E la politica vive di speranza, oltre che di altre assai meno nobili caratteristiche.

Ieri, a margine dell’ineluttabile workshop Ambrosetti di Cernobbio, il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, rispondendo ad una classica domanda sull’altrettanto classico caro-energia, è riuscito a dire che “se sapremo utilizzare risorse italiane, giacimenti di petrolio e di gas non ancora sviluppati”, anche questo potrà contribuire ad evitare che le bollette “crescano ulteriormente”. C’è da restare basiti.

Non che Corrado Passera, che in queste settimane è finito in un cono d’ombra rispetto alla stella di Elsa Fornero, dica cose inedite, quindi il post potremmo pure risparmiarcelo. Le cose stanno andando in questi termini: il governo si è accorto che il gettito d’imposta ordinario sta cedendo, a seguito della manovra e della persistente assenza di ripresa. Quindi si rimangia la promessa, che promessa non era perché si trattava comunque di una condizionalità. Solo che si trattava e si tratta di una condizionalità che sfida la forza di gravità. Non ci sono soldi perché non c’è crescita. E la risposta all’assenza di crescita sono azioni che tentano con convinzione di impedire alla crescita stessa di palesarsi.