Su noiseFromAmerika, Sandro Brusco analizza l’impatto sulla finanza pubblica italiana prodotto dagli anni del craxismo imperante. Chi ha vissuto quel periodo (come chi scrive, da giovane studente di economia), ritroverà il motivo di alcune epiche incazzature e delle prime pulsioni di disprezzo viscerale verso la classe politica. Tutti gli altri, soprattutto i più giovani e quanti si dilettano di numeri, troveranno l’articolo estremamente informativo.

«A differenza di tutti gli altri leader occidentali, eccezion fatta per i dittatori, Craxi ha impostato la sua avventura politica su due punti: l’assoluta impunità, vale a dire l’impossibilità di ammettere abusi e irregolarità, e la vittoria certa. E se per disgrazia questi due capisaldi fossero crollati contemporaneamente? Niente, meglio non pensarci. Il tutto mentre si rinchiudeva in un bunker essendosi scelto come compagni persone che o sono in malafede o evidentemente non frequentano da anni più un treno, un bar, non ascoltano i discorsi in autobus o in metropolitana, pensano davvero che i critici siano pedine di chissà quale complotto internazionale»