A gennaio, le banche italiane hanno aumentato il proprio stock netto di titoli di stato di 20,6 miliardi di euro su dicembre, portando il totale a 280 miliardi. Più di noi, in termini relativi ed assoluti, hanno fatto le banche spagnole, che hanno accresciuto lo stock di debito sovrano in portafoglio di 23,1 miliardi di euro rispetto al mese precedente, con un incremento del 10 per cento.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi, la People’s Bank of China ha portato al 20 per cento il coefficiente di riserva obbligatoria, cioè la quota di incremento dei depositi che le banche commerciali devono versare alla banca centrale. Ma queste manovre di apparente stretta monetaria, che si affiancano a quella amministrativa di razionamento del credito, si stanno dimostrando poco più che una finzione, perché i debitori riescono agevolmente ad aggirare le restrizioni, con la benevola negligenza delle autorità di un paese che sembra inesorabilmente destinato a vedere giungere al pettine i nodi delle contraddizioni della propria tumultuosa crescita.

A giorni le organizzazioni sindacali del credito presenteranno la propria piattaforma relativa al rinnovo del contratto collettivo nazionale per il triennio 2011-2013. Per evitare rischi di accordi separati (come finora accaduto per metalmeccanici e commercio) e in assenza di regole generali sulla rappresentanza, i sindacati unitariamente hanno deciso di prevedere per questa trattativa che qualora nella fase negoziale emergessero dissensi tra le organizzazioni ci sarà una sospensione di 15 giorni per tentare una ricomposizione delle posizioni.

In una giornata in cui la propensione al rischio torna di prepotenza sui mercati (anche se non è chiaro il motivo), con indici azionari europei in crescita del 2,5 per cento, materie prime e commodity currencies di nuovo in rialzo dopo le martellate sui denti delle ultime sedute, lo yen che torna lievemente a indebolirsi, ci si poteva attendere che, dopo l’annuncio di ieri del governo italiano, il nostro rischio-paese venisse ridimensionato. Così non è stato.

Per la serie Markets in everything, Gillian Tett sul Financial Times segnala che in Cina, in presenza di restrizioni al credito imposte dalle autorità monetarie, si è sviluppata una singolare forma di credito, chiamato minjian jeidai, che consente alle aziende di indebitarsi a breve termine da famiglie benestanti, attraverso l’azione di broker estemporanei muniti di telefono cellulare.