Il mese di agosto è, per tradizione, quello in cui le forze politiche sparano più idiozie del solito, oltre che quello in cui i giornali devono saturare la foliazione di luoghi ancor più comuni del solito. Quest’anno la situazione è simile ma differente. Perché abbiamo un esecutivo che danza sull’orlo di un vulcano attivo, perché si è già innescata una copiosa fuga di capitali dall’Italia, perché le iniziative legislative sono qualcosa di demenziale, ad essere gentili, e perché le dichiarazioni alla stampa hanno frequenza direttamente proporzionale al tasso di stupidità delle medesime.

Sul Sole oggi trovate una inquietante infografica sulla scorpacciata di titoli di stato che gli intermediari italiani hanno fatto nel mese di maggio, quello delle famose dichiarazioni di esponenti della maggioranza gialloverde che hanno spinto gli investitori a chiedersi se qualcuno non stia cercando l’Incidente. Proviamo a ipotizzare che potrebbe accadere in caso di crisi del debito sovrano italiano, date queste propensioni all’acquisto.

Chi mi legge più o meno regolarmente sa che spesso mi diverto ad analizzare (o meglio, a fornire dignità di analisi) a proposte economiche che dovrebbero solo suscitare imbarazzo ed umana pietas verso i loro proponenti, e di conseguenza essere totalmente ignorate. Mi ero quindi ripromesso di fare lo stesso per l’idea del sottosegretario alle Infrastrutture (quelle fisiche, non quelle cognitive), Armando Siri. Che tuttavia non demorde ed anzi precisa e raffina la proposta, col trascorrere dei giorni.

Ieri, in occasione dell’assemblea annuale dell’Ania, l’associazione che riunisce le imprese di assicurazione del nostro paese, c’è stata una sorprendente epifania: lo spread sui titoli di stato fa male a compagnie ed assicurati. Chi l’avrebbe mai detto, signora mia. Che fare, quindi? Per il momento si ripercorre la strada da anni battuta senza successo dalle banche. E l’esito sarà identico. Eppure, basterebbe seguire sani principi di diversificazione.

Parlando alle Camere per illustrare la posizione italiana alla vigilia di un Consiglio europeo (oggi e domani) che si terrà sull’orlo di una crisi di nervi, il prestanome del Consiglio, Giuseppe Conte, ha messo numerosi puntini sulle i ed altrettanti trattini sulle t per identificare le linee rosse italiane. In particolare, sulla riforma dell’Eurozona. Una ghiotta occasione per comprendere la psicologia degli italiani in Europa: qualcosa a metà tra Cassa del Mezzogiorno e Marchese del Grillo.

Intervenendo ieri alla Camera durante la discussione sul Def, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha confermato l’approccio realista di “sentiero stretto” che aveva caratterizzato il suo predecessore, Piercarlo Padoan, aggiungendo altre considerazioni piuttosto interessanti. Attendendo i problemi che si presenteranno in autunno, e che per il nostro paese potrebbero essere seri.

Oggi sul Corriere trovate un’interessante intervista di Federico Fubini al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel cui corpo pare essersi insinuato Piercarlo Padoan. O forse è solo buonsenso. Come che sia, il ministro pare essersi messo all’opposizione della maggioranza, a giudicare dalle sue parole.

di Massimo Famularo

Nella rubrica Data Room curata da Milena Gabanelli sull’edizione online del Corriere della sera, è comparso di recente un articolo, con tanto di video divulgativo, che promuoveva una “soluzione per uscire vivi dal problema del debito e tornare a crescere”. A parte numerosi passaggi fuorvianti o del tutto falsi di cui già si è detto su questi pixel, il pezzo ha destato numerose reazioni negative da parte di accademici e operatori specializzati, cui è seguita una replica da parte della giornalista, che tuttavia non è stata ritenuta particolarmente esaustiva da chi aveva mosso i principali rilievi.

Secondo l’Ue i titoli dovrebbero aiutare le banche a ridurre la concentrazione di titoli domestici in portafoglio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha presentato il progetto di creazione dei Sovereign Bond-backed Securities, o SBBS. Si tratta di titoli sintetici, assemblati dal settore privato secondo una “ricetta” stabilita dalle autorità europee, in cui titoli di debito sovrano dei singoli stati verrebbero impacchettati in proporzioni stabilite dalla partecipazione dei medesimi al capitale della Bce.