Arrivata la legge di Bilancio, ci sono conferme e cambiamenti in corsa, fermo restando che il percorso parlamentare sarà per definizione problematico. Resta l’impianto di base, che è quello di una manovra elettorale di fattura pessima o più propriamente di una truffa ai danni di una popolazione ad alta densità di analfabeti funzionali al teflon rispetto alle proprie dissonanze cognitive, ma soprattutto di un’anima del paese che resta anarcoide sino al punto di segare il ramo su cui è seduta.

Oggi sul Sole c’è l’attesissima intervista a Giovanni Tria dopo la sua personale Caporetto sui numeri del deficit pubblico. Pur se pesantemente ammaccato, il ministro risponde con sufficiente lucidità ai rilievi ed agli interrogativi, e tenta di tracciare la strada che attende lui ed il paese nei prossimi mesi. Alcune considerazioni oggettive e fattuali si affiancano a speranze e programmi che appaiono piuttosto impegnativi. O che fanno tenerezza, a seconda dei punti di vista.

E così, il sedicente “governo del cambiamento” ha gettato il debito oltre l’ostacolo, approvando una nota di aggiornamento al Def che prevede un rapporto deficit-Pil al 2,4% per ben tre anni, per finanziare nuova spesa senza copertura. Vinte le resistenze del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, le cui dimissioni sono probabilmente state bloccate dal presidente della Repubblica, almeno per ora. Avremo giorni e settimane molto interessanti.

Oggi sul Foglio c’è un articolo che illustra l’ambizioso obiettivo del governo gialloverde, e nella fattispecie del sottosegretario Armando Siri: tenere tutti i Btp entro i patri confini. All’uopo, pare sia in corso uno studio di fattibilità sui cosiddetti Conti individuali di risparmio, per gli amici Cir, dove agli italiani verrà sventolato sotto il naso l’immancabile beneficio fiscale.

Dai piani di investimento di Savona alle assunzioni di statali annunciate dalla Bongiorno: il conto per ottobre sale

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

In questa caotica estate politica italiana, fatta di proclami e minacce di autolesionismo per protesta contro il Nemico Esterno di nome Ue, ed in attesa della nota di aggiornamento al Def che dovrebbe darci almeno una cornice numerica, abbiamo due certezze: la prima è che gli investitori esteri hanno da tempo iniziato a votare con i piedi e stanno riducendo l’esposizione ai nostri Btp; la seconda è che non c’è forza politica italiana, di maggioranza o di opposizione, che non ripeta il mantra keynesiano di “più investimenti, cascasse il mondo”, che ci accompagna dall’inizio della Grande Crisi.

Dall’inizio della Grande Crisi, che per l’Italia è crisi esistenziale prima di tutto, si sono levate le voci di quanti vorrebbero reperire fondi fuori dal paese. La storia si ripete in queste settimane, al crescere dello psicodramma per la legge di bilancio 2019, e prima di essa la nota di aggiornamento al Def. Dalla maggioranza e dall’esecutivo arrivano singolari richieste alla Bce di mettere un tetto massimo allo spread o di tenere in considerazione la possibilità di proseguire gli acquisti di titoli di stato (sic).

Il mese di agosto è, per tradizione, quello in cui le forze politiche sparano più idiozie del solito, oltre che quello in cui i giornali devono saturare la foliazione di luoghi ancor più comuni del solito. Quest’anno la situazione è simile ma differente. Perché abbiamo un esecutivo che danza sull’orlo di un vulcano attivo, perché si è già innescata una copiosa fuga di capitali dall’Italia, perché le iniziative legislative sono qualcosa di demenziale, ad essere gentili, e perché le dichiarazioni alla stampa hanno frequenza direttamente proporzionale al tasso di stupidità delle medesime.

Sul Sole oggi trovate una inquietante infografica sulla scorpacciata di titoli di stato che gli intermediari italiani hanno fatto nel mese di maggio, quello delle famose dichiarazioni di esponenti della maggioranza gialloverde che hanno spinto gli investitori a chiedersi se qualcuno non stia cercando l’Incidente. Proviamo a ipotizzare che potrebbe accadere in caso di crisi del debito sovrano italiano, date queste propensioni all’acquisto.

Chi mi legge più o meno regolarmente sa che spesso mi diverto ad analizzare (o meglio, a fornire dignità di analisi) a proposte economiche che dovrebbero solo suscitare imbarazzo ed umana pietas verso i loro proponenti, e di conseguenza essere totalmente ignorate. Mi ero quindi ripromesso di fare lo stesso per l’idea del sottosegretario alle Infrastrutture (quelle fisiche, non quelle cognitive), Armando Siri. Che tuttavia non demorde ed anzi precisa e raffina la proposta, col trascorrere dei giorni.