di Massimo Burghignoli

Egregio Titolare,

si sa che le banche hanno tradito il risparmio, proponendo a semplici cittadini investimenti rischiosi come se fossero sicuri. Le polizze “index linked”, ad esempio, contrabbandate come prodotti assicurativi, in modo da scansare – secondo loro – gli obblighi informativi correlati ai prodotti “finanziari”. E poi le obbligazioni “subordinate”, eccetera. La sorveglianza della Banca d’Italia e della Consob sono argomenti di questi giorni e portano a pensare che nulla nel nostro Paese sia destinato a funzionare.

Il disegno di legge di Bilancio per il 2018, giunto in Senato per l’avvio dell’iter parlamentare, si compone di 120 articoli. In esso sono presenti tutte le caramelle fiscali che servono per affrontare la vigilia di un’elezione, tra cui alcune tax expenditures nuove di zecca e la proroga di altre. Un articolo del Sole segnala che quest’anno debutteranno ben 21 nuove agevolazioni, che andranno ad ampliare la già robusta erosione delle basi imponibili e la già avanzata scarnificazione della funzione dell’Irpef, in modo che alla prossima recessione o rallentamento, potremo tornare a leggere di approfonditi studi per “disboscare” queste agevolazioni.

Poiché le elezioni si avvicinano, la frequenza di interviste e “chiacchierate” dei leader politici è in ascesa esponenziale, ben oltre i livelli di tossicità che sperimentiamo durante la legislatura. Oggi ritrovate Matteo Renzi che duetta col direttore del Foglio, Claudio Cerasa. C’è un punto meritevole di (reiterata) evidenza, perché da esso potrà generarsi la visione di politica economica renziana per la prossima legislatura, al netto del colore e delle rodomontate tipiche del personaggio.

L’ipotesi di interventi di finanza pubblica straordinaria per abbattere lo stock di debito non è certo esclusiva italiana, anche se negli scorsi anni da noi ci sono state numerose elaborazioni, tutte riconducibili alla nota categoria dell'”ingegneria finanziaria per disperati”. È di questi giorni l’elaborazione partorita da France Stratégie, think tank pubblico transalpino che riporta direttamente al primo ministro. L’ultima fatica del pensatoio gallico è un autentico vaste programme: come abbattere l’elevato debito pubblico senza attendere che la crescita faccia il suo corso.

Intervenendo ieri alla presentazione dei risultati del programma ‘Industria 4.0’ con i colleghi Carlo Calenda, Valeria Fedeli e Giuliano Poletti, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha ribadito che il paese è sulla strada giusta, come misurata dal rapporto debito-Pil, che è (lo sapete, no?), l’unica metrica realmente importante per capire dove stiamo andando e con che passo. Quello che non ci torna è che Padoan ha forse ecceduto nell’ottimismo e nelle comparazioni internazionali.

Mentre il sindacato tenta l’ultimo assalto alla crivellata diligenza dei conti pubblici, chiedendo muovi trenini elettrici a beneficio di pensionandi e pensionati, non poteva mancare a sostegno la voce stentorea del lobbysta dei pensionati, al secolo Cesare Damiano. Che ieri è tornato a perorare la causa offrendo una chiave di lettura aggiuntiva, deliziosamente ideologica, di quelle di una volta, come ormai non si leggono più neppure nelle bocciofile di Fiom e circoli intitolati a Michele Bakunin. Perché il momento è cruciale, e tutto aiuta a combattere il pestilenziale liberismo che avvolge la nostra povera penisola.

Ci sono modi differenti di vivere il percorso che porterà alle elezioni politiche. In Italia, dove le campagne elettorali durano cinque anni, ci stiamo baloccando con doppie monete e MiniBot; in Germania, tra gli altri temi, c’è il ministro delle Finanze che sta riflettendo, come del resto fa da molti anni, anche fuori dalla campagna elettorale, sul futuro del Meccanismo Europeo di stabilità (ESM), quello che è stato ribattezzato un po’ frettolosamente come “salvastati”. Ognuno ha le proprie priorità, del resto.