Provate a fare un esperimento mentale. Immaginate che il nostro rapporto debito-Pil inizi a calare, perché la crescita del Pil nominale finalmente eccede il costo medio del debito. Sarà un grande momento, il coronamento di un ventennio di sofferenze ed avanzi primari che hanno succhiato la vitalità di questo paese, senza produrre benefici di alcun tipo, visto che il rapporto d’indebitamento aumentava comunque.

Nell’ambito del dibattito, a dire il vero tutto italiano, su come superare il Fiscal Compact, il Sole ospita un interessante contributo di Luigi Marattin, consigliere economico della Presidenza del Consiglio. Prendendo le mosse dalla boutade balneare di Renzi, la richiesta di deficit-Pil al 2,9% per cinque anni, Marattin giunge ad una proposta economicamente sensata ma che finisce a scontrarsi con le difficoltà legate soprattutto al divenire dell’architettura istituzionale dell’Eurozona.

Ieri Eurostat ha reso nota la statistica aggiornata sull’andamento del rapporto debito-Pil in Ue ed Eurozona. Numeri interessanti per compiere una comparazione tra paesi. Oggi sul Foglio un corsivino prende atto del “progresso” italiano nella riduzione (sic) di tale metrica, come vaticinato settimane addietro da un noto aruspice panglossiano della contabilità nazionale.

All’indomani dell’ultimo spin mediatico di Matteo Renzi, che riprende e rilancia il grido “no al Fiscal Compact” che ormai caratterizza tutte le sigle partitiche presenti nel parlamento italiano, fischiano e grandinano i lanci d’agenzia, le chiose e le critiche. Oggi lo avevano detto tutti, che il Fiscal Compact (peraltro mai realmente applicato, in questi anni) era brutto e cattivo. Meglio tornare a Maastricht, e chiedere un bel deficit-Pil fisso al fondoscala del 2,9%. Poi, se mai arrivasse in corso d’opera una recessione ci butteremo a terra urlando e dimenandoci, come quei guitti di strada che tentano di avere maxi risarcimenti per danno biologico senza neppure essere stati sfiorati.

Il menù mediatico dei prossimi giorni, nell’osteria tossica chiamata Italia, è rappresentato dai lanci e dagli estratti della prossima fatica letteraria di Matteo Renzi, dal titolo Avanti, come il glorioso giornale del Psi. Oggi i maggiori quotidiani si sono divisi il compito, rilanciando stralci del libro corrispondenti ad altrettante aree di policy. Il Sole copre l’ambito dei conti pubblici e rapporto con l’Europa.

A polvere quasi posata, dopo il “salvataggio di sistema” del risparmio veneto, vi proponiamo una piccola rassegna stampa ragionata su reazioni e commenti da parte di quello stesso sistema che ha partorito la soluzione della liquidazione con aiuti di stato, uscendo dalla cornice normativa della BRRD. Facendo attenzione a non leggere la vicenda col senno di poi, che di solito è l’attività in cui gli italiani tendono ad eccellere, dimostrandosi dei previsori del giorno dopo pressoché onniscienti.

Ora che le bocce sono ferme, col bailout delle due popolari venete con soldi dei contribuenti a sussidiare pesantemente il “salvatore”, nell’eterna pulsione all’autodistruzione che accompagna nella parabola finale un paese che da sempre è un mix letale di anarco-socialismo e morale cattolica autoassolutoria, possiamo tentare un’analisi di quanto accaduto e comprendere cosa ci aspetta. In entrambi i casi, nulla di buono.