Poiché la funzione di reazione dei nostri partiti e movimenti è quella di produrre onde nello stagno, soprattutto in estate, quando il calore rincitrullisce ulteriormente un’opinione pubblica che mediamente è già di suo assai poco sveglia durante il resto dell’anno, che c’è di meglio di una bella sbraitata con bava alla bocca di ordinanza contro l’euro ed i tedeschi? Detto, fatto.

Pubblicato oggi dalla Banca d’Italia il dato sullo stock di debito delle amministrazioni pubbliche, giunto ad aprile a 2.194,5 miliardi, con un aumento di circa 10 miliardi sul mese precedente. In queste circostanze, parte il raptus di politici di opposizione scarsamente alfabetizzati che si stracciano le vesti ed inveiscono contro il governo pro tempore, accusato di lassismo fiscale. Oggi questo stucchevole teatrino ha trovato la forte reazione del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padon, che ha ricordato una regoletta di base.

In attesa della ufficializzazione al consiglio dei ministri di questa sera, e basandoci sui numeri del documento governativo pubblicato da lavoce.info, possiamo tentare di valutare a spanne quanto sono realistiche le ipotesi su congiuntura e conti pubblici per il prossimo biennio. Soprattutto, non può non caderci l’occhio su un dato, che il governo Renzi pare essersi già felicemente speso, per tentare di scongiurare le clausole di salvaguardia 2016.

Oggi, nel corso di una audizione in Commissione Finanze alla Camera, la responsabile della Direzione Debito Pubblico del Tesoro, Maria Cannata, ha fatto il punto sul cosiddetto mark-to-market dei derivati in portafoglio a via XX Settembre, cioè la valorizzazione di utili e perdite in caso le posizioni fossero chiuse oggi. Il dato finale è nel complesso rassicurante, e tra poco vedremo il perché. Anche se siamo certi che i complottardi in servizio permanente effettivo troveranno il modo di gridare allo scandalo.

In caso vi fosse sfuggito (cosa assai probabile, vista l’ora), ecco il giudizio del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, sul debito pubblico italiano e sul servizio di tale debito. Secondo De Magistris,

«Sul debito pubblico accumulato, noi paghiamo gli interessi alle banche, che talvolta arrivano al 27%»

Prego? Se avessi avuto la possibilità di intervenire lo avrei chiesto all’interessato ma, come ormai ben sapete, così non usa nei talk politici italiani.

Il Tesoro italiano ha recentemente realizzato una campagna social, hashtag incluso, per confutare alcuni luoghi comuni economici sul nostro paese. Se la campagna, bilingue, si può considerare nel complesso ben realizzata, qualche dubbio sorge sulle sue finalità, in particolare sulla identificazione dei destinatari ultimi di questo messaggio, e sulla presenza di alcune amnesie che ne minano alla radice la robustezza argomentativa.