Da una segnalazione di Tyler Cowen, questo rapporto dell’International Labour Organization (ILO), l’agenzia Onu che si occupa di diritti del lavoro, mostra quello che accade al sistema delle relazioni  industriali in un paese in profonda crisi economica, caratterizzato da un tessuto prevalente di piccole e medie imprese, che cerca di dare una maggiore flessibilità al proprio mercato del lavoro. Utile a noi italiani per trarre inferenze domestiche.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il dato di inflazione per l’Eurozona mostra a ottobre una tendenza piuttosto preoccupante. Su base annuale, i prezzi al consumo sono cresciuti di solo lo 0,7 per cento, da 1,2 per cento di settembre. A una prima lettura si potrebbe imputare la frenata ai forti ribassi dei prezzi dell’energia, soprattutto della benzina, ma osservando meglio si scorgono alcuni guai in vista, soprattutto per paesi come il nostro.

Puntualmente, come l’estate scorsa di questi tempi, torna il “dibattito” sulla riduzione delle festività, che il governo di turno starebbe per approvare “per far crescere il Pil”, come dice qualcuno che padroneggia in modo assai approssimativo la materia. Eppure, basterebbe guardare i dati (che comunque servono a poco), per confutare le motivazioni da bar.

Con i primi veri caldi, uscendo da un letargo che durava da qualche tempo, dopo i baccanali di comparsate televisive in cui seminava il panico tra giornalisti, politici e sindacalisti, affermando tutto e il contrario di tutto salvo poi ritrarsi e dire che era stato frainteso o che “era una battuta”, è tornato il sottosegretario all’Economia del governo Monti, in quota cicchittiana, Gianfranco Polillo, ed è tornato in forma smagliante. Abolire una settimana di ferie per aumentare il Pil.

Continuano le fibrillazioni greche sul pacchetto di ristrutturazione onnicomprensiva per giungere all’erogazione della nuova tranche di aiuti internazionali. Dopo aver apparentemente concluso l’accordo con i creditori privati, con un taglio del valore nominale del 50 per cento ma una perdita in termini di valore attuale netto del 70 per cento, è ora il turno degli interventi sul mercato del lavoro greco, per i quali la troika si sta mostrando inflessibile, al punto da bloccare la firma dell’accordo con i creditori privati.

Mentre lo spread tra Italia e Germania resta al suo nuovo e insostenibile livello, apprendiamo che l’offerta di moneta M1 italiana, espressa al netto dell’inflazione, negli ultimi sei mesi si è contratta del 7 per cento su base annualizzata, un deterioramento più veloce di quello verificatosi nel 2008. Se la storia vale qualcosa, un movimento di questo tipo implica una recessione entro i successivi 6-12 mesi.

Chi lavora sui mercati finanziari viene periodicamente a contatto con grafici che tentano di illustrare, spesso con sapienti adattamenti di scala, la ripetizione di alcuni eventi e tendenze già verificatisi nel passato. Già a metà degli anni Novanta (questa è una rimembranza del vostro titolare), ogni volta che gli indici americani correggevano, ecco spuntare l’immancabile grafico di sovrapposizione tra il Dow (o lo Standard & Poor’s) e l’indice giapponese Nikkei, che sembravano realmente avere la stessa faccia, suscitando sottili brividi di inquietudine in gestori e trader.

La settimana scorsa la Federal Reserve ha comprato 5 miliardi di dollari di debito emesso da Fannie Mae, Freddie Mac, e Federal Home Loan Bank, nell’ambito del nuovo programma mirato a ridurre i costi dei mutui. L’acquisto ha interessato titoli di scadenza compresa tra dicembre 2008 e novembre 2009, ad un tasso d’interesse del 4,5 per cento.