“I costi della politica sono troppo alti”. Quante volte avete sentito questa frase (o una equivalente) nelle ultime settimane? Troppe, vero? Ora siamo in piena fase di autocritica della classe politica, una fase che ha una duplice valenza: esorcismo per allontanare i cattivi pensieri di un ritorno del moto “rivoluzionario” del 1992, e contentino popolare. Nel primo caso, non c’è all’orizzonte nessuna iniziativa della magistratura per scuotere il Palazzo dalle fondamenta forse perché oggi, nella stanza dei bottoni, ci sono gli amici della corrente mainstream della magistratura, ed è difficile pensare che i giudici abbiano deciso di segare il ramo su cui sono seduti. Dal lato del contentino popolare, invece, la situazione è più complessa: da qualche giorno, i due ex sindacalisti che presiedono i due rami del Parlamento fanno a gara ad annunciare iniziative di morigeratezza prossima ventura. Quali, per ora non è dato sapere. Alcuni apprendisti stregoni della politica professionale hanno da tempo individuato il responsabile di questo “male oscuro” (che poi tanto oscuro non è, a dire il vero) della politica italiana: la diseguaglianza. Ma quale diseguaglianza? Noi pensiamo ve ne siano di due tipi: quella macro e quella micro. La prima discende da alcune tendenze della globalizzazione, la seconda da alcuni palesi vizi strutturali del nostro sistema delle élites.