Il governo di Dubai non garantirà i debiti di Dubai World, la holding governativa afflitta da 59 miliardi di dollari di passività, e questo perché i prestatori si sarebbero sbagliati a pensare all’esistenza di un supporto governativo. Al momento Dubai World è impegnata in “colloqui costruttivi” con le banche per ristrutturare solo 26 miliardi di dollari di debito, incluse le passività delle controllate immobiliari Nakheel e Limitless. Come ha dichiarato, quasi beffardamente, il direttore generale del Dipartimento delle Finanze di Dubai, “i creditori devono assumersi la responsabilità di aver prestato alle compagnie”.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Nei giorni scorsi Simon Johnson, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, ha evidenziato l’apparentemente strana correlazione tra i timori di crisi sistemica suscitati dal crescente rischio di insolvenza di una entità finanziaria del Dubai a controllo pubblico e il rischio di credito percepito su alcuni stati sovrani particolarmente colpiti dalla crisi finanziaria globale, come l’Irlanda. Cosa c’entra la verde Dublino con le sabbie del Golfo?

Dunque, in questi giorni abbiamo avuto lo scoppio di una bolla speculativa, alimentata negli ultimi anni dal riciclaggio di enormi surplus di bilancia commerciale, sopratutto ma non esclusivamente dei paesi produttori di petrolio (Dubai non lo è). Una bolla esacerbata dal peg al dollaro americano delle valute dei paesi del Golfo, che ne ha impedito l’apprezzamento e causato tassi reali negativi, il combustibile delle bolle.

Notizia appena battuta dall’Ansa:

A far tremare gli operatori del turismo italiani non è tanto l’idea che possa flettere il numero di turisti che ogni anno va a Dubai quanto piuttosto il fatto che il crac di Dubai porterà ad un incremento del costo del petrolio a breve termine.
“L’aumento del costo del carburante – spiega il direttore di Federviaggio, Alberto Corti – è grave per il trasporto in generale e per quello aereo in particolare che ultimamente sembrava godere di un po’ di respiro grazie ad una stabilizzazione del prezzo del jet fuel (…)

Il sogno immobiliare di Dubai si è trasformato in un incubo: prezzi in caduta libera, disoccupazione in ascesa verticale, e per molti stranieri che avevano cercato fortuna qui, magari dopo aver perso il posto a Wall Street o nella City (ma non solo), è tempo di fuggire per evitare il carcere, previsto per i debitori insolventi. I giornali narrano di 3000 auto abbandonate nel parcheggio dell’aeroporto di Dubai da stranieri indebitati che si affrettano a lasciare il paese, mentre un progetto di legge contro il “disfattismo economico” prevede multe fino all’equivalente di 272.000 dollari per i media che danneggino la reputazione o l’economia del paese, raccontandone l’implosione.