Apprendiamo dell’esistenza di un bizzarro sito (o meglio, di una bizzarra home page, poiché il sito si riduce a quella) dove un gruppo di 70 “economisti” ha affisso un appello contro la riduzione del debito pubblico italiano, ed in favore della sua semplice stabilizzazione. Iniziativa che non meriterebbe considerazione alcuna, se non rappresentasse la cartina di tornasole di un modo perverso di argomentare l’economia. L’appello si apre con l’ormai stucchevole ruminazione circa l’attesa messianica che la vittoria (?) elettorale del governo Prodi avrebbe suscitato “presso la maggioranza degli italiani”, la grande opportunità di riscatto da un quinquennio di fame, carestie e pestilenze. Segue l’individuazione delle priorità per la rinascita del paese, gli abituali luoghi comuni che il nostro gruppone di economisti ritiene debbano essere realizzati attraverso robustissime dosi di statalismo e di intervento pubblico nell’economia: ricerca, formazione, politica industriale (c’è ancora qualcuno che ne parla), infrastrutture materiali ed immateriali e via enumerando.