Da ieri, con supremo sprezzo del pericolo (di procedure d’infrazione comunitaria), l’Italia applica sugli ebook l’aliquota Iva minima del 4%, tra grande fanfara del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, e non solo. Come i più perspicaci tra voi avranno notato, però, Amazon non ha modificato i prezzi dei propri ebook. La spiegazione è semplice e disarmante.

Su Giornalettismo, eccellente pezzo a firma Gioia Lomazzo sulla profonda crisi de ilSole24Ore. Valore d’impresa annichilito dal momento della quotazione, peraltro avvenuta in modo controverso, con una parabola discendente che ormai descrive una traiettoria ben più accentuata di quella imputabile alla crisi economica generale ed alla più specifica crisi dell’editoria italiana, figlia di una classe di editori oligarchi che hanno cooptato direttori fedeli esecutori della missione di gioco di  potere attribuita da sempre ai giornali in questo paese.

O almeno, quella parte della blogosfera che da sempre vive di copiaincolla, talvolta (ma non sempre) impreziositi da qualche calembour e (molto più spesso) da intemerate e invettive, al posto dell’analisi. Così sembra pensarla Nicola Borzi, membro del comitato di redazione de ilSole24Ore, che si è dimesso oggi. Nei giorni scorsi Borzi aveva aspramente criticato il nostro tuttologo multimediale di riferimento per un articolo sulla nomina del generale James Mattis a capo del CentCom, il comando centrale delle forze armate statunitensi a Tampa, Florida.

In un paese in cui un sussidio non si nega a nessun editore, vero o presunto, e dove la stessa Fieg si è messa in testa la bizzarra idea di tassare il web per fornire risorse al cartaceo, il Fatto svetta come un fenomeno da studiare nelle business schools. I numeri sono eloquenti: l’Editoriale il Fatto, che è una società per azioni, chiude l’esercizio sociale, al 31 dicembre 2009 e con soli tre mesi di vendite, con un utile netto di 2,17 milioni di euro, dopo imposte per 1,1 milioni di euro.

Immaginate di essere un contribuente italiano. Da un giornale online specializzato in gossip (ma che ha fama di essere piuttosto attendibile) venite informati che un piccolo quotidiano, dalla foliazione esigua e dalla diffusione ancor più intima (o infima) starebbe navigando in cattive acque: uscita di importanti giornalisti, ulteriore riduzione del numero di copie vendute. Che, date le premesse, finirebbero con l’essere lette (ma non necessariamente acquistate) solo dai familiari di giornalisti e maestranze del sopracitato quotidiano. Siete favorevoli al pluralismo dell’informazione, da perseguire anche tramite intervento pubblico, ma cum grano salis ed in modica quantità.