Il ministero delle Finanze egiziano ha rivelato, giorni addietro, che nel terzo trimestre fiscale (gennaio-marzo) il deficit pubblico è letteralmente esploso, travolgendo tutti i target governativi. Nei primi tre trimestri dell’anno fiscale 2012-2013, il deficit-Pil ha toccato il 10,1 per cento del Pil previsto per l’intero anno, contro un obiettivo governativo del 10,7 per cento per l’intero anno. Nella prima metà dell’anno fiscale il rapporto era al 5,1 per cento del Pil annuale. Le stime riviste ipotizzano ora un deficit-Pil al 12,1 per cento ma, considerando l’andamento stagionale delle leggi di spesa, che tende ad innalzarsi nell’ultimo trimestre dell’anno fiscale, è molto probabile che anche quell’obiettivo verrà mancato. L’avvitamento prosegue, ed il paese appare in una pericolosa deriva economica, che rischia di sfociare nel collasso.

Un team del Fondo Monetario Internazionale ha lasciato l’Egitto senza aver ottenuto il consenso della variegata opposizione (liberali, islamisti ultraconservatori, socialisti) alle misure di austerità necessarie per concedere al paese una linea di credito di 4,8 miliardi di dollari, per fronteggiare una crisi economica strutturale che è alla base di un forte e persistente squilibrio di bilancia commerciale che sta portando, lentamente ma inesorabilmente, all’esaurimento delle riserve valutarie, dopo il quale c’è solo il caos e l’iperinflazione.