Interessante analisi de il Foglio sulle possibili conseguenze di una vittoria di Emma Bonino alle regionali laziali. Pensate alle motivazioni tradizionali? A cose tipo il mostro che provocava aborti con pompe di bicicletta e che entrerebbe con il suo forcone e tra zaffate di zolfo nel tempio della cristianità, facendo strame degli accorati appelli a favore della “alleanza per la vita”, con tanto di foto dei due pontefici romani (uno brianzolo, a dire il vero)? Siete troppo prevedibili, nulla di ciò.

Non è che Emma Bonino si sia dimessa. No, più precisamente

“Senza minacciare alcunché, dimissioni o altro, perché sia il presidente a decidere se il mio permanere al governo sia opportuno o comunque compatibile con le ragioni stesse per le quali abbiamo fin qui sostenuto e speriamo di continuare a fare il suo compito e il suo mandato, o se invece lo siano le posizioni conservatrici, quando non reazionarie della sinistra comunista e sindacale.”

Che tradotto dovrebbe voler dire: io non intendo dimettermi, anche perché appartengo ad un partito che non conta una cippa, numericamente e politicamente. Però.

chirac_merkel.jpgInattesa (ma non troppo) aggressione della realtà ai danni del governo italiano, dopo che le ultime nomine di funzionari della Commissione europea hanno penalizzato il nostro paese a tutto vantaggio del “dinamico duo”, Francia e Germania. Sfuriata del ministro per il Commercio estero e le politiche europee, Emma Bonino, che rimembra il bel tempo andato, quando vigevano quote nazionali nell’assegnazione delle nomine, in un contesto dove la meritocrazia deve cedere il passo ad accordi politici che riflettono l’interesse nazionale dei paesi membri. L’Italia (o meglio l’egemonia culturale di sinistra ed il suo internazionalismo alla Mulino Bianco) è da sempre assai poco avvezza a quest’ultimo concetto, sacrificato sull’altare di una politica estera vacuamente declamatoria, che trova la propria massima espressione e gratificazione nella partecipazione a power breakfast dove tutto è già stato deciso.

Nei giorni scorsi l’Istat ha pubblicato i dati relativi al commercio estero italiano nel mese di settembre. La circostanza ha offerto a Emma Bonino l’opportunità per dettare alle agenzie un comunicato dai toni trionfalistici ed al solito autocelebrativi:

“I dati di settembre sull’interscambio commerciale con i Paesi Europei contengono nuovi elementi positivi di discontinuità, che evidenziano il cambio di passo attuato da questo governo nella politica commerciale“. E’ quanto afferma Emma Bonino, ministro per il Commercio internazionale e per le politiche europee, commentando i dati sulla bilancia commerciale diffusi dall’Istat. “Per la prima volta, a settembre, non succedeva da oltre un anno”, sottolinea una nota, “le esportazioni (+6,6%) sono cresciute piu’ delle importazioni (+5,5%): una inversione di tendenza che può essere di buon auspicio per chiudere l’anno con un incremento significativo di presenza del made in Italy sui mercati internazionali”.
Il secondo aspetto positivo, continua il ministro, “è il decremento del deficit della bilancia commerciale : da 180 a 15 milioni di Euro, nonostante il passivo energetico che continua ad essere il nostro principale problema. Infine, una forte impennata delle nostre esportazioni verso la Germania (+9,4%).Un vero e proprio boom, ovviamente trainato dalla ripresa dei consumi interni ma anche dall’attenzione che portiamo ad un mercato che è per noi fondamentale, e ad un Paese che è il nostro principale partner commerciale.”

Il ministro, nella propria pulsione autoincensatoria, dimentica o sottace alcuni elementi di interpretazione meno propagandistica dei dati.

Leggendo questa intervista di Emma Bonino al Corriere, si viene colti da una sensazione che non sapremmo se ricondurre a prevalente stupore, indignazione o commiserazione. Si, perché leggendo il pensiero della nostra liberista e libertaria Emma, da sempre candidata (da Pannella) a qualcosa, da sempre destinata ad altrettante esaltanti sconfitte, da sempre adusa ad incespicare nei suoi (di Pannella) processi mentali, sempre più simili ad una chicane di gran premio automobilistico, si riesce a prendere coscienza (e senza utilizzare sostanze psicotrope) di quale e quanta ignoranza di temi economici esista in questo paese. E affermando questa triste verità facciamo un favore ad Emma, in nome della stima che avevamo per lei e della nostalgia per il suo periodo migliore, quello bruxellese, casualmente consentitole da una decisione antipartitocratica di Silvio Berlusconi. Si, perché l’unica chiave di lettura alternativa di questa intervista è che la Bonino sia ormai divorata dalla malafede politica.