Quest’oggi Il Sole ricorda al liberalizzatore Bersani e a Di Pietro l’incoerenza della loro posizione rispetto ai referendum sull’acqua. Il Pd, in particolare, finirebbe con lo sconfessare pesantemente il proprio modus operandi nelle regioni rosse, segnatamente in Toscana; a Di Pietro il giornale di Confindustria ricorda che fu egli stesso, nel 1996, a contribuire in modo decisivo all’introduzione della tariffa idrica. Purtroppo, queste considerazioni finiranno regolarmente affogate nell’opportunismo politico del momento, e nel Grande Momento Progressista che vuole che ai referendum si debba votare quattro volte si per dare una spallata ad un governo che si è ormai da tempo spiaggiato da solo.

Dopo la decisione del governo del fare di seppellire il nucleare ancor prima di aver posato la prima pietra, merita segnalare, sempre in ambito di politica energetica, l’ammonimento all’Italia del commissario Ue all’Energia, Guenther Oettinger, che ha scritto al ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani,dicendosi preoccupato per il rapido cambiamento dello schema italiano di incentivi alle rinnovabili, e per le conseguenze che ciò potrebbe avere sugli investimenti.

Sembra passata una vita:

«Dobbiamo fare il nucleare».  Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti intervenendo al Workshop Ambrosetti. «Tutti dicono che l’Italia – ha sottolineato – è un po’ debolina sul Pil: noi competiamo con paesi che hanno il nucleare». Sulla questione del nucleare il ministro ha poi aggiunto: «voglio vedere chi ha davvero il coraggio di dire no del tutto» (Ansa, 5 settembre 2010)

Già, volevamo vedere.

Pregevole infografica dello Spiegel che mostra quanta parte di elettricità è prodotta, nel vecchio continente, dall’energia nucleare, aggiornato al 2009. I quadratini blu indicano gli impianti in costruzione, attività in cui spicca la Polonia, che potrebbe tenere un referendum in materia. Nel frattempo, le quattro maggiori utilities operanti in Germania (E.on, RWE, Vattenfall ed EnBW) hanno comunicato al governo federale che cesseranno i versamenti al fondo che sostiene la promozione di energie rinnovabili. Tale fondo era stato istituito lo scorso autunno ed aveva come motivazione anche quella di evitare che il prolungamento della vita utile di centrali già completamente ammortizzate si risolvesse in un gigantesco regalo alle utilities proprietarie degli impianti.

Il governo giapponese ha innalzato la valutazione dell’incidente al reattore nucleare Daiichi di Fukushima al livello più elevato su una scala internazionale di sette, equivalente al disastro di Chernobyl del 1986. Il regolatore nucleare giapponese ha dichiarato di avere innalzato di due livelli la valutazione sulla scala dell’Agenzia Atomica Internazionale per riflettere il potenziale impatto delle continue fuoriuscite di radiazioni sulla salute umana e sull’ambiente. Tra Fukushima e Chernobyl vi sono evidentemente differenze ed analogie, e non intendiamo impiccarci alle scale parametrali della IAEA, ma alcune considerazioni si possono comunque trarre.

Proseguendo negli esercizi di ricalcolo che lo hanno portato dapprima a ibridare il Pil con pizza, sole e mare, e poi a rivalutare la ricchezza privata come base per continuare ad ottenere credito sovrano offrendo in garanzia l’appartamento degli italiani, oggi Giulio Tremonti ha scoperto che, dopo quello pubblico tradizionale e quello privato, esiste anche (udite, udite) un “debito atomico“.

«Se gli altri Paesi non avessero il nucleare bisognerebbe ricalcolare il pil. Pensate che nel calcolo di chi ha il nucleare non è considerato il costo del decommissioning (smantellamento degli impianti a fine vita, ndPh.). Un costo che sicuramente va calcolato e se lo si facesse molti dei Paesi che hanno il Pil maggiore del nostro sarebbero indietro»

“Ach, siamo stati fregaten!” direbbero le Sturmtruppen di fronte alla malasorte contabile che attanaglia il nostro paese.