Non stupisce realmente, la pur tardiva (e, soprattutto, tarda) reazione del cosiddetto “esecutivo” italiano al disastro nucleare giapponese. Quello che stupisce semmai è il decisionismo declamatorio dei primi giorni dopo l’evento. Si ha quasi l’impressione che i Nostri non leggano i pur mediocri giornali italiani, e men che meno riescano a prendere informazioni fuori dai patri confini. Un caso di autointossicazione da palinsesto addomesticato?

C’è qualcosa di pornografico, nel dibattito scoppiato in Italia dopo la catastrofe giapponese. L’ennesima riproposizione di antiche quanto sterili contrapposizioni dialettiche, che si innestano sul nulla operativo. Ma davvero qualcuno pensa che in questo paese si costruiranno mai delle centrali nucleari?

Epistemes pubblica l’articolo del professor Alberto Clô (apparso originariamente su L’Arengo del Viaggiatore) sulle condizioni che consentirebbero al nostro paese di tornare a produrre energia nucleare. In esso, l’autore invita a non farsi soverchie illusioni circa la possibilità di costruire nel breve periodo le centrali nucleari necessarie per ridurre la nostra bolletta energetica. E non solo per l’ovvio ed evidente scetticismo che circonda la ripresa di un’attività di questo tipo nel paese che non riesce a realizzare Tav e rigassificatori.

di Mario Seminerio – LiberoMercato

La Casa Bianca ha recentemente dichiarato di non avere obiezioni alla scelta del presidente egiziano Mubarak di imboccare la via del nucleare civile mentre Sarkozy propone di fornire impianti ed assistenza tecnico-nucleare al Marocco. Potremmo quindi domandarci se la politica dell’Occidente è: l’Iran no, perché con il nucleare civile poi si fa la bomba, l’Egitto ed il Marocco si perché sono paesi controllabili ed “amici”. E’ stato più volte evidenziato che un paese che abbia impianti atomici per la produzione dell’elettricità si trova ad un passo, se lo vuole, dalla possibilità di farsi la bomba. Ma, dicono oggi a Washington e Parigi, se accetta le norme e le ispezioni dell’Aiea, non c’è alcun rischio. La storia degli ultimi anni sembra suggerire che, in realtà, l’Aiea è solo una foglia di fico. Ma cosa c’è dietro la corsa al nucleare, per ora solo civile, da parte dei paesi del Mediterraneo? Possiamo tentare l’analisi in base a due piani di lettura, compenetrati: quello economico e quello politico.