Procedendo nella ricerca dei gemelli dei nostri esponenti politici, oggi vi segnaliamo l’interessante evoluzione del concetto di privatizzazioni nel nostro paese, in soli due anni (scarsi), nelle parole di uno dei più ascoltati consiglieri economici del nostro premier. Perché solo gli sciocchi non cambiano mai idea, ergo la nostra classe politica è tra le più smart sul pianeta.

Oggi sul Corriere c’è un pezzo di Federico De Rosa che, partendo dal fiato ormai cortissimo delle cosiddette privatizzazioni (anche considerando che Francesco Caio ha già detto in tutte le lingue che Poste non sarà pronta alla quotazione a fine 2014), dà conto di una proposta all’esame del Tesoro, relativa ad Enel ed Eni. Controparte dell’operazione, l’immancabile dea ex machina Cassa Depositi e Prestiti, a cui pare che Renzi abbia chiesto anche il famoso trenino elettrico di cui parliamo da tempo. Ma non tutto quadra, in questo “piano B”.

Lancio Ansa di questa mattina alle 9.28, probabilmente prima di aver preso il caffè:

Eni: effetto Libia in piazza Affari (-2,6%)
Effetto Libia per Eni in Piazza Affari. Il titolo del Cane a Sei Zampe scivola e cede il 2,74% a 18,11 euro dopo le sparatorie e l’attacco al Parlamento a Tripoli. Gli analisti di Intermonte sottolineano in una nota come “ad appena due giorni dal suo riavvio, il giacimento di El Feel (65% Eni e 35% Statoil) è tornato a fermarsi in scia ad una nuova ondata di proteste”, con ripercussioni negative sulla produzione di Eni.

E insomma, cari studenti neghittosi, non si possono comparare pere e mele. Poi c’è il rischio, la media, la varianza, le variabili, i “giornalisti” che hanno passato gli ultimi vent’anni lavorando sui mercati finanziari per ingannare il tempo in attesa della venuta dei blog e non capiscono di cosa parlano gli accademici, e offele’ fa el to’ meste’. E così spero di voi.

Su la Stampa, sapido commento di Massimo Gramellini sulle esternazioni mediorientali del nostro premier. Che alla Knesset si è esibito in un discorso di alto profilo, usando parole dure nei confronti della seconda Intifada palestinese, definita “terroristica” e subito dopo, al cospetto di Mahmoud Abbas (che la stampa italiana, per insondabili motivi, continua a chiamare col nome di battaglia di Abu Mazen), abbozzando un parallelo tra i 500 morti palestinesi dell’operazione israeliana “Piombo fuso” e le vittime della Shoah.

Estate senza cravatta, anche quest’anno, all’Eni. L’iniziativa, nata due anni fa, è rivolta ai dipendenti e consiste nell’adottare in ufficio per il periodo estivo un abbigliamento meno rigoroso con l’obiettivo di risparmiare energia, soprattutto in vista dell’elevato consumo di elettricità che caratterizza la stagione, e con il vantaggio di lavorare con maggiore comodità. Il tutto con un impatto positivo anche sull’ambiente, in termini di riduzione delle emissioni di CO2.