Uno dei grandi classici di una classe politica di pifferai è la promessa di eliminare Equitalia o comunque di renderla inoffensiva. Già lo scorso anno abbiamo avuto un’ondata di proposte per umanizzare la riscossione, molte delle quali si sono risolte in un inevitabile allentamento delle procedure ed in un calo delle somme incassate. La cosa di per sé non è censurabile, a patto di avere consapevolezza che si tratta di risorse che andranno a mancare ai preventivi di finanza pubblica. Ora, visto che gli spasmi elettorali sono sempre più forti e in qualche modo occorre rilanciare lo spin, giunge la proposta di legge del M5S, relativa all’abolizione di Equitalia ed alla incorporazione delle sue funzioni nell’Agenzia delle Entrate. Come sempre accade quando ci sono di mezzo i grillini, le proposte sono un misto di pensiero magico e scarsa comprensione della realtà.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo la fiaba dell’Imu prima casa la cui cancellazione sarebbe, secondo il Pdl, il proiettile d’argento per creare un vero e proprio miracolo italiano, trascinandoci fuori dalla peggiore crisi dai tempi della Grande Depressione, l’altra ossessione della politica italiana è il ruolo di Equitalia e più in generale il rapporto tra cittadino e fisco.

Dal primo luglio cessa la concessione del Comune di Roma con Equitalia. La riscossione dei tributi, da quel momento, avverrà direttamente da parte di Roma Capitale con il supporto di Aequa Roma. La cosa era risaputa, in quanto prevista da una legge della stato ma tutto serve, quando si è in campagna elettorale e si cercano disperatamente argomenti per coccolare la ‘ggente. Ed anche il buon Gianni Alemanno non si è sottratto al momento.