Declamare in modo solenne e pensosamente progressista un manifesto ideologico fatto di luoghi comuni fiscali tra i più vieti e fattualmente inconsistenti, perché già maltrattati dalla realtà, senza neppure riuscire a comprendere la distinzione minimale tra il soggetto passivo di una imposta e chi invece ne viene effettivamente inciso; venire brutalmente confutati, sempre per dato di realtà; ripiegare farfugliando qualcosa su una non meglio specificata “tassazione dei patrimoni finanziari”, a conferma di un provincialismo orecchiato ed orecchiante, in chi nella vita pare faccia il globetrotter dell’informazione; riuscire, di conseguenza, a far fare a Renato Brunetta una figura da gigante (pun intended).