Sulla cosiddetta “Festa Democratica” di Pesaro è destinato ad aleggiare il fantasma di Filippo Penati, che non è l’ultimo degli scodellatori di tortellini o di affumicatori di braciole, ma è stato il capo della segreteria politica del segretario, Pierluigi Bersani. Tutti i fedeli del Pd che, in queste ore e questi giorni, argomentano sulla favoletta delle “mele marce” ricordino che, di solito, “Berlusconi non poteva non sapere”.

Non sappiamo come evolverà la vicenda giudiziaria che coinvolge in questi giorni Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano, già sindaco di Sesto San Giovanni (punto focale dei presunti illeciti), ex agente Unipol e già stretto collaboratore di Pierluigi Bersani. Anzi, rimuovete pure la vicenda giudiziaria da quanto state per leggere. Il nome di Penati a noi ricorda soprattutto un’operazione effettuata ai tempi della sua presidenza della provincia di Milano, l’inutile acquisto di un ulteriore 15 per cento della società autostradale Serravalle, da aggiungere al 36 per cento che Palazzo Isimbardi già deteneva, al solo scopo di estromettere dal controllo della società il Comune di Milano, all’epoca guidato dall’odiato Gabriele Albertini.

Ricordate (domanda retorica: cinque anni sono un’era geologica in un paese che vive di spin mediatici compulsivi) il caso dell’acquisizione del controllo dell’autostrada Milano-Serravalle, ad opera della allora giunta provinciale milanese di centrosinistra guidata da Filippo Penati? Per chi vuole rinfrescarsi la memoria, qui c’è un riassunto. Per tutti gli altri, basti sapere che il buon Penati si indebitò per 238 milioni di euro con la allora Banca Intesa per permettere alla provincia di Milano di acquisire dal costruttore Marcellino Gavio un 15 per cento di capitale da aggiungere al 36 per cento che già possedeva. Azione resa “necessaria” dall’esigenza di estromettere dal patto di sindacato il Comune di Milano, con il quale si era già abbondantemente sopra la maggioranza assoluta della Serravalle.

Poco più di due anni addietro abbiamo dato conto dell’operazione finanziaria imbastita dal diessino Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, la leggendaria “Stalingrado d’Italia”. La Provincia, già azionista di controllo dell’autostrada Milano-Serravalle con il 36 per cento decise, all’epoca, di rilevare un altro 15 per cento, per raggiungere la maggioranza assoluta ed ottenere l’effetto collaterale di estromettere dal controllo della società il Comune di Milano dell’odiato rivale Gabriele Albertini. Penati chiese ed ottenne un prestito di 238 milioni di euro da Banca Intesa, e concluse l’affare con il costruttore Marcellino Gavio. A distanza di due anni, che è stato di quella bislacca operazione? Ce lo racconta un articolo di Laura Maragnani per Panorama.

L’acquisto da parte della Provincia di Milano del 15 per cento della società Milano-Serravalle, che gestisce l’autostrada A7 e le tangenziali milanesi, non ha avuto sui media l’eco che meritava, forse perché trattasi di evento “locale”, oppure perché i nostri occhiuti watchdogs della libera stampa, quando si tratta di fare le pulci ai propri “referenti culturali”, vengono colti da improvvisa afasia e proprio non riescono a tener dritta la schiena. Proviamo quindi a riassumere e a tentare di trarre qualche insegnamento, fuor di moralismo.