Il non-evento della giornata vi è gentilmente offerto dalla Commissione Ue. La quale, recependo il mutato clima politico che si respira nel continente, non ha detto di no alla legge di Stabilità italiana ma si è limitata a rimandarla alla prossima primavera, per verificare che la famosa clausola degli investimenti porti con sé (udite udite) gli investimenti per i quali è stata concessa. Cose da pazzi, però: una norma che va intesa alla lettera, dove andremo a finire?

Ma voi ricordate i richiami del premier sull’importanza di dare un quadro normativo certo agli italiani, un centro di gravità permanente, normativo e fiscale, che rassicuri e consenta di fare programmi per il futuro? Si, quello. Quello che fa il “funerale delle imposte sulla prima casa”, ad esempio. E poi ci sono le clausole di salvaguardia, quelle che vengono inesorabilmente neutralizzate, per dare serenità agli italiani e magari spingerne il sentiment di consumatori? Ecco, quelle.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

approfitto dello spazio che Ella generosamente talvolta concede tra un pixel e l’altro per parlare del disegno di legge di stabilità. Ma non per commentarne i contenuti economici, posto che io non possiedo le competenze adeguate e, soprattutto, considerando che essi contenuti in realtà non sono noti e, se anche lo fossero, saranno in gran parte modificati dal maxiemendamento condito da fiducia che immancabilmente tra la fine di novembre e la metà di dicembre verrà presentato.

Mentre il Centro Studi Confindustria (CSC) mette il carico sulle stime di cosiddetta crescita italiana per il 2012 (solo lo 0,2 per cento), e mentre il Foglio se la prende con la sciura Emma (che da ben cinque giorni sta mantenendo la stessa posizione, facendoci chiedere se stia bene) con l’ennesima citazione di Paul Krugman, ormai divenuto nume tutelare del giornale, anche l’Ue, per bocca del commissario agli affari economici e finanziari Olli Rehn, esprime una prima valutazione sulla manovra italiana.

Una giornata di epocali non-eventi, quella di oggi. Il presidente uscente e quasi uscito della Bce, Jean-Claude Trichet, fornisce la visione dell’Eurotower su congiuntura, consolidamento fiscale, manovra italiana e molto altro. In precedenza, l’Ocse aveva presentato il proprio Interim Economic Assessment, in cui prevede un bel colpo di freno all’attività economica globale.

Pare che dentro la manovra, quella stessa manovra che ha avviato il superamento (o lo scardinamento, a seconda delle opinioni) dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori promuovendo il decentramento aziendale e territoriale della contrattazione, vi sia anche un articolo che (udite, udite) impone l’applicazione del contratto collettivo di lavoro delle Ferrovie dello Stato a tutte le imprese di trasporto ferroviario di merci e di persone.

Siamo forse alla parola fine sulla manovra di consolidamento della finanza pubblica italiana che verrà insegnata nelle scuole alle prossime generazioni, sempre ammesso di avere sia scuole che prossime generazioni. Dopo l’angosciato ed angosciante richiamo di ieri di Giorgio Napolitano, un clamoroso ceffone ad un esecutivo di saltimbanchi privi anche della dignità di accorgersi quando vengono presi a ceffoni.