Come diceva Franco Battiato, il tempo cambia molte cose nella vita:

La parafarmacia è “una curiosa terza via all’italiana”. Lo ha dichiarato il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, intervenuto su Radio 24 per rispondere all’appello lanciato dai titolari delle parafarmacie al presidente del Consiglio Berlusconi. “Il disegno di legge Gasparri-Tomassini vuole solo razionalizzare l’offerta dei farmaci. Ci devono essere sia le farmacie sia la grande distribuzione”. Quanto alle parafarmacie, “cos’è questa terza via? Spesso – ha rilevato Fazio – è un modo per trasformare sottobanco la parafarmacia in farmacia. Sono sistemi all’italiana che non servono a nessuno”. Per razionalizzare, ha proseguito, “abbiamo creato un tavolo comune al ministero ma le parafarmacie sono restie a mettersi in discussione. Anzi – ha affermato – mi risulta che da quando abbiamo istituito il tavolo si aprono 3-4 parafarmacie al giorno tutte ad opera di farmacisti che sperano di aprire una seconda farmacia. Sono cose all’italiana ridicole”. Insomma, ha concluso Fazio, ”non vorrei avere strutture che servono come porta d’ingresso surrettizia per diventare farmacie” (Ansa, 22 aprile 2009)

Mentre la decomposizione del governo italiano diffonde in tutta Eurolandia un fetore insopportabile, malgrado dalle parti di Bruxelles e Francoforte in molti continuino a turarsi masochisticamente il naso, continuano le evoluzioni dell’esecutivo di Silvio Berlusconi, l’uomo a cui perfettamente si attaglia uno dei più celebri aforismi del padre del teatro dell’assurdo, Eugène Ionesco: “Prendete un circolo, accarezzatelo. Diventerà vizioso”

«Nell’ipotesi più ottimistica, ovvero senza effetti depressivi sul Pil, l’aumento della pressione fiscale dovrebbe risultare nel 2014 di 2 punti percentuali rispetto al livello attuale». Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel corso dell’audizione sulla manovra di fronte alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.
Secondo Giampaolino il ricorso prevalente alla leva fiscale, quasi i tre quarti della manovra, e in particolare «le modalità d’intervento prescelte determinano la compressione del reddito disponibile e accentuano i rischi di effetti depressivi»

In queste ore i nostri genietti della manovrina stanno dannandosi l’anima con proposte e controproposte per cambiare gli interventi senza toccare i saldi, che sono l’ultimo, tenue legame tra questo disgraziato paese ed un devastante attacco speculativo. Grande è la confusione sotto il cielo della politica, come direbbe Mitraglia Mentana, quindi aspettatevi che stormi di uccelli paduli planino su di voi.

Abbiamo quindi, da alcune ore, la manovra che ristruttura le manovre precedenti, perché “tutto è precipitato”, inclusa la credibilità di un governo di incapaci, che per anni (e non solo in questa legislatura) ha imbonito i gonzi. Riguardo questi ultimi, l’unica constatazione è che in Italia ce ne sono un numero davvero impressionante, e spetterà a storici e (soprattutto) sociologi capire il perché, anche se forse trattasi di banale e crassa ignoranza. In attesa che i due patetici vecchi che “guidano” l’esecutivo italiano siano consegnati al luogo a loro più confacente (il cassonetto della storia), qualche considerazione spicciola sulla manovra.

Sintesi estrema degli eventi degli ultimi giorni, per chi ha fretta:

  • La manovra è fatta in larghissima ed inaccettabile misura di aumenti di entrate. Se se ne è accorta persino la sciura Emma, deve essere davvero così;
  • La cosiddetta “riforma fiscale” è fatta esclusivamente di aumenti di imposta. Scordatevi la triade magica Irpef 20-30-40 per cento;
  • La “riforma fiscale”, analogamente alla prima formulazione della patrimoniale ordinaria sul risparmio (cioè l’imposta di bollo, ma le cose vanno chiamate col loro nome), è ferocemente regressiva;
  • Scordatevi il quoziente familiare. Soprattutto voi, cari cattolici. Ma non lamentatevi troppo: il governo ha già pagato la sacra cambiale con la legge sul testamento biologico, e non verranno lesinate risorse pubbliche per sondini e peg;