Scene di ordinaria legge finanziaria. Il governo pone la fiducia, il presidente della Camera critica la decisione, ritenendo che in questo modo l’aula venga mortificata, e che i tempi avrebbero consentito di discutere e votare gli emendamenti, anche perché “non vi era stato da parte dell’opposizione nessun atteggiamento ostruzionistico”. Sono antichi riti, che si rinnovano ogni anno di ogni legislatura, con pressoché ogni presidente della Camera o del Senato. Questa volta è diverso, pare.

Arriva la possibilità per i Comuni di rimborsare i volontari delle ronde. Lo prevede un comma della bozza dell’emendamento ‘omnibus’ del relatore alla Finanziaria, Massimo Corsaro. La proposta di modifica aggiunge infatti alla misura del pacchetto-sicurezza che prevede per i sindaci la possibilità di avvalersi di associazioni di cittadini ai fini di sicurezza la “possibilità di rimborso da parte dei Comuni delle spese sostenute dalle predette associazioni”. Il tutto nel rispetto dei vincoli del Patto di stabilità. Per tutto il resto c’è Pantalone.

di Mario Seminerio – Libertiamo

E così, ieri abbiamo appreso che in Finanziaria non ci saranno tagli all’Irpef né all’Irap. Né ci sarà l’introduzione della cedolare secca sugli affitti, neppure nella forma gradualista, cioè limitata ai nuovi contratti. La vulgata mediatica dirà che hanno vinto i “rigoristi” sugli “sviluppisti”, e questa immagine è perfetta per un paese che si ostina a non fare i compiti a casa, preferendo copiare dal compagno di banco. Le cose stanno in termini diversi.

Si, d’accordo, la responsabilità dei titoli non è in capo agli estensori degli articoli. Lo sappiamo. Ma non è proprio possibile fare nulla per evitare titoli come quello comparso oggi su il Giornale? Scambiare il deficit con il debito è errore da matita blu. Anche per titolisti che vanno di fretta. Riguardo il contenuto dell’articolo, le critiche di Standard & Poor’s alla politica di finanza pubblica del governo, nulla di inedito. Abbiamo la sensazione che l’estensore del rapporto abbia soprattutto proceduto analogicamente, ricordando gli assai poco lusinghieri risultati del precedente quinquennio berlusconiano a Palazzo Chigi.

Su lavoce.info Tito Boeri segnala che il Dpef 2009-2013, varato due settimane fa dal governo, prevede stime estremamente pessimistiche riguardo il fabbisogno di cassa: 46,1 miliardi a fine anno contro i 23,5 miliardi di euro registrati a fine giugno. Un vero e proprio tracollo, soprattutto considerando che, storicamente, il fabbisogno di cassa (che è cosa diversa dall’indebitamento netto della pubblica amministrazione, sul quale si calcola il rispetto dei parametri di Maastricht, e che è un criterio di competenza) tende a migliorare nel secondo semestre. Il Dpef prevede una crescita del pil nominale (la grandezza rilevante per le entrate fiscali) del 3,5 per cento quest’anno: un dato molto realistico e conservativo, soprattutto considerando che abbiamo un’inflazione tendenziale ormai prossima al 4 per cento (e che ci riporta a sentire l’acuta mancanza della restituzione integrale ed automatica del fiscal drag). E quindi, da dove esce quel numero?

Nuova robusta picconata di Tito Boeri e Pietro Garibaldi all’impianto tax and spend della legge Finanziaria 2008. I due economisti de lavoce.info confermano l’appesantimento della manovra, pur a saldi complessivi apparentemente invariati. E confermano quanto osservato nei giorni scorsi da esponenti dell’opposizione: l’esercizio provvisorio ci avrebbe consegnato un rapporto deficit-pil all’1,8 per cento, contro il 2,1 per cento realizzato dalla manovra di Prodi e TPS. Per una volta, quindi, la mancata approvazione della Finanziaria entro il 31 dicembre non sarebbe andato a detrimento dei conti pubblici. Un altro piccolo ma significativo record per il governo in carica, oltre alla contrazione della spesa in conto capitale, che gli autori generosamente imputano anche a migliore gestione dei residui. La legge di bilancio verrà poi ulteriormente appesantita da emendamenti di spesa approvati dal relatore di maggioranza, la cui approvazione è quindi altamente probabile. Ma non c’è solo l’espansione di spesa corrente a peggiorare il deficit. Anche la riduzione di entrate fiscali per 2 miliardi di euro a seguito dei tagli Ici contribuirà al risultato finale. Quasi superfluo aggiungere che questo rapporto deficit-pil è condizionato e subordinato allo scenario di crescita stimato dal governo. Il Tesoro si è limitato ad un’analisi di sensitività con worst case scenario dato da una crescita del pil dell’1 per cento. Se la crescita scendesse allo 0,5 per cento il rapporto deficit-pil salirebbe al 2,5 per cento.

Sono 21 milioni le famiglie italiane che trarranno vantaggi dalla manovra finanziaria del governo per il 2008, circa l’85 per cento del totale, con un beneficio medio di 177 euro annui. Lo afferma l’Isae nel suo Rapporto su politiche pubbliche e redistribuzione. Saranno invece nulli, sempre secondo le proiezioni contenute nel Rapporto Isae, gli effetti per il 13,8 per cento dei nuclei: meno del 2 per cento è svantaggiato, a causa principalmente dell’aumento dei contributi sociali sui lavoratori parasubordinati che, come noto, appartengono alla fascia reddituale più agiata del paese ed è giusto che contribuiscano al celebre “risarcimento sociale” di cui la maggioranza favoleggia da sempre.