Scrive oggi Nicola Porro, nella valutazione della manovra governativa:

«È incre­dibile come in molti si dimenti­chino che lo stesso Tremonti fece nell’estate del 2008 una manovra da quasi 40 miliardi (da cui i famo­si tagli lineari) che proprio in que­sti anni sta dispiegando i suoi ef­fetti e grazie alla quale il nostro deficit è inferiore alla media euro­pea. Oggi si ripete il copione, si mettono in manutenzione i conti del prossimo anno e mezzo e si porta in pareggio il bilancio nel 2014. Come promessa a Bruxel­les. Nessuna bomba a orologeria»

Le cose non stanno esattamente in questi termini.

di Mario Seminerio – Linkiesta

Nella manovra rispunta la tassa sulle compravendite mobiliari. I fondi comuni operanti in Italia saranno esentati, ma la misura fiscale avrà effetti devastanti sugli operatori italiani e finirà per favorire il trasferimento all’estero delle attività di negoziazione, “svuotando” Piazza Affari.

Il complotto si estende: da oggi anche Roberto Formigoni è finiano honoris causa. Abbiamo anche il contro-pentito last minute, Roberto Cota. Qualcuno deve avergli mandato via fax un disegnino in cui gli si spiega che aveva firmato un documento anti-governativo, e lui si è eclissato prima della conferenza stampa. Si noti soprattutto che la manovra è passata con un decreto legge, impedendo il passaggio in Conferenza Unificata che sarebbe avvenuto se si fosse fatto un disegno di legge.

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

Giovedì scorso il parlamento spagnolo ha approvato per un solo voto di scarto il pacchetto di misure di correzione fiscale proposte dal governo Zapatero. Determinante è risultata l’astensione dei dieci membri di Convergència i Unió, un partito nazionalista catalano considerato di orientamento centrista-conservatore. Il leader di questo movimento ha tuttavia avvertito il premier Zapatero che voterà contro la legge di bilancio 2011, a fine anno. Il rischio di una caduta del governo spagnolo aumenta sensibilmente, ma questa rischia di essere solo la punta dell’iceberg, in un’Europa confusa e spaventata per quella che appare una crisi senza precedenti e soprattutto senza immediate vie d’uscita.

Scene di ordinaria legge finanziaria. Il governo pone la fiducia, il presidente della Camera critica la decisione, ritenendo che in questo modo l’aula venga mortificata, e che i tempi avrebbero consentito di discutere e votare gli emendamenti, anche perché “non vi era stato da parte dell’opposizione nessun atteggiamento ostruzionistico”. Sono antichi riti, che si rinnovano ogni anno di ogni legislatura, con pressoché ogni presidente della Camera o del Senato. Questa volta è diverso, pare.