Ieri l’Unità online titolava: “Sgambetto di Dini sulla ricerca“. Che mai è successo? Forse che Dini e i suoi quattro amici al bar noti col nome di Liberaldemocratici avevano votato qualche odioso taglio ai danni della prostrata Università italiana? No, esattamente il contrario. E’ successo che il senatore di An Giuseppe Valditara ha presentato un emendamento che costituisce un fondo di 40 milioni di euro annui per il dottorato di ricerca. Valditara sostiene che la copertura vi sia, e vada ricercata nella leggendaria Tabella A, il calderone a cui si attinge per il (mal)funzionamento dei ministeri, che ha in dotazione 51 miliardi di euro, di cui 908 milioni da allocare. E così l’esponente di An, raccogliendo un composito consenso che va dalla CdL a Lamberto Dini e Giuseppe Scalera (Ld), Domenico Fisichella (Ulivo) e ai due “comunisti dissidenti” (perdonate l’ossimoro) Fernando Rossi e Franco Turigliatto, ha portato a casa il voto favorevole sull’emendamento, malgrado il parere contrario di maggioranza e relatore. E così, una delle bandiere della sinistra, quella del finanziamento della ricerca, è stata raccolta da un esponente del centrodestra. Pare che Valditara abbia ricevuto alcuni sms di esponenti della sinistra nei quali i medesimi confessavano di essere “dei coglioni”. L’autocoscienza è già un buon punto di partenza.

Secondo un articolo pubblicato su Lavoce.info a firma di Tito Boeri e Pietro Garibaldi l’extragettito fiscale, misurato come differenza tra le cifre indicate nella Relazione Previsionale e Programmatica di settembre 2006 e la nota di aggiornamento al Dpef di settembre 2007, è stato pari a poco più di 16 miliardi di euro. E mentre ancora si discute della sua “strutturalità” (vera o, più verosimilmente, presunta), tale somma è stata destinata: per 9,6 miliardi a spesa pubblica corrente, per 1,7 miliardi a interessi passivi sul debito pubblico. Sconcertante il fatto che la spesa in conto capitale, nel corso dei 12 mesi considerati, è diminuita di 1,8 miliardi di euro. Complimenti vivissimi al governo Prodi. E su 7,5 miliardi di avanzo primario, che è già un importo esile rispetto all’extragettito, solo 5,8 miliardi sono andati a ridurre lo stock di debito. Wunderbar.

In Italia, vi sono alcuni eventi che indicano inequivocabilmente in quale stagione politica ci troviamo. Ad esempio, quando gli schieramenti iniziano a parlare di piani per la realizzazione di asili nido, ciò significa che ci avviciniamo alle elezioni. Oppure, quando si inizia a parlare di restituzione del drenaggio fiscale, ci troviamo nel pieno del dibattito parlamentare sulla Finanziaria. Anche quest’anno la tradizione è stata rispettata.

Il Sole-24Ore ha scoperto una piccola norma inserita in Finanziaria che servirà a far pagare più tasse, in modo occulto, ai proprietari della casa in cui vivono. Dal prossimo primo gennaio, infatti, il precedente sistema di deduzioni dall’imponibile verrà sostituito da un sistema di detrazioni d’imposta, per carichi di famiglia e per redditi da lavoro o pensione.

Il sistema delle detrazioni d’imposta è costruito sul concetto di “reddito complessivo”, che differisce da quello di reddito imponibile in quanto nel primo viene inserito anche il reddito figurativo della prima casa, cioè la sua rendita catastale. Le detrazioni sono costruite secondo un meccanismo che prevede la loro riduzione al crescere del reddito complessivo fino alla soglia di 55.000 euro, oltre la quale si ha il loro azzeramento.

Archiviata la Finanziaria 2007, è tempo di bilanci. Un articolo, a firma di Marco Pagano e Tullio Jappelli, pubblicato su lavoce.info, illustra efficacemente un effetto di lungo periodo prodotto dalla legge di bilancio appena approvata. Si tratta del controverso provvedimento di trasferimento del trattamento di fine rapporto dalle imprese con oltre 50 dipendenti ad apposito fondo Inps, in caso i lavoratori di tali imprese decidessero di non aderire ad alcuna forma di previdenza complementare. Abbiamo già scritto più volte in merito a questa cervellotica iniziativa, vero trucco contabile per garantire un effimero equilibrio di cassa (ma non certo reddituale) all’Inps. Oggi, l’articolo di Pagano e Jappelli evidenzia un altro, meno immediatamente evidente, effetto negativo di lungo periodo: il trasferimento del tfr inoptato all’Inps è destinato a produrre la riduzione dell’offerta di risparmio privato nell’economia, e quindi a rallentare il processo di formazione del capitale, che è tra le determinanti della crescita di lungo periodo.

Dopo il voto di fiducia al Senato sulla legge Finanziaria che deve far ripartire l’Italia, avvenuto su un maxiemendamento di 1346 commi, che siamo certi i parlamentari avranno diligentemente studiato punto per punto (come dimostrato anche dallo psicodramma dipietrino sulla prescrizione per i reati contabili), Gian Luca Clementi analizza su noiseFromAmerika alcuni dei commi del maxiemendamento, e scopre che in effetti la Finanziaria di quest’anno ha rappresentato un autentico punto di svolta per la gestione della finanza pubblica, dopo anni di dissipatezze e dissennatezze berlusconiane.

“In Italia l’aggiustamento è interamente legato a nuove tasse, con nessun serio tentativo* di tagliare la spesa”. E’ quanto si legge nell’Economic Outlook dell’Ocse in merito alle modalità con cui l’Italia punta a riaggiustare i conti pubblici nel 2007.
Secondo l’ Organizzazione, la Finanziaria per il prossimo anno è troppo imperniata intorno all’aumento dell’imposizione fiscale, “che avrà un effetto depressivo sulla crescita dei consumi”.