Su lavoce.info Tito Boeri segnala che il Dpef 2009-2013, varato due settimane fa dal governo, prevede stime estremamente pessimistiche riguardo il fabbisogno di cassa: 46,1 miliardi a fine anno contro i 23,5 miliardi di euro registrati a fine giugno. Un vero e proprio tracollo, soprattutto considerando che, storicamente, il fabbisogno di cassa (che è cosa diversa dall’indebitamento netto della pubblica amministrazione, sul quale si calcola il rispetto dei parametri di Maastricht, e che è un criterio di competenza) tende a migliorare nel secondo semestre. Il Dpef prevede una crescita del pil nominale (la grandezza rilevante per le entrate fiscali) del 3,5 per cento quest’anno: un dato molto realistico e conservativo, soprattutto considerando che abbiamo un’inflazione tendenziale ormai prossima al 4 per cento (e che ci riporta a sentire l’acuta mancanza della restituzione integrale ed automatica del fiscal drag). E quindi, da dove esce quel numero?

Nuova robusta picconata di Tito Boeri e Pietro Garibaldi all’impianto tax and spend della legge Finanziaria 2008. I due economisti de lavoce.info confermano l’appesantimento della manovra, pur a saldi complessivi apparentemente invariati. E confermano quanto osservato nei giorni scorsi da esponenti dell’opposizione: l’esercizio provvisorio ci avrebbe consegnato un rapporto deficit-pil all’1,8 per cento, contro il 2,1 per cento realizzato dalla manovra di Prodi e TPS. Per una volta, quindi, la mancata approvazione della Finanziaria entro il 31 dicembre non sarebbe andato a detrimento dei conti pubblici. Un altro piccolo ma significativo record per il governo in carica, oltre alla contrazione della spesa in conto capitale, che gli autori generosamente imputano anche a migliore gestione dei residui. La legge di bilancio verrà poi ulteriormente appesantita da emendamenti di spesa approvati dal relatore di maggioranza, la cui approvazione è quindi altamente probabile. Ma non c’è solo l’espansione di spesa corrente a peggiorare il deficit. Anche la riduzione di entrate fiscali per 2 miliardi di euro a seguito dei tagli Ici contribuirà al risultato finale. Quasi superfluo aggiungere che questo rapporto deficit-pil è condizionato e subordinato allo scenario di crescita stimato dal governo. Il Tesoro si è limitato ad un’analisi di sensitività con worst case scenario dato da una crescita del pil dell’1 per cento. Se la crescita scendesse allo 0,5 per cento il rapporto deficit-pil salirebbe al 2,5 per cento.

Sono 21 milioni le famiglie italiane che trarranno vantaggi dalla manovra finanziaria del governo per il 2008, circa l’85 per cento del totale, con un beneficio medio di 177 euro annui. Lo afferma l’Isae nel suo Rapporto su politiche pubbliche e redistribuzione. Saranno invece nulli, sempre secondo le proiezioni contenute nel Rapporto Isae, gli effetti per il 13,8 per cento dei nuclei: meno del 2 per cento è svantaggiato, a causa principalmente dell’aumento dei contributi sociali sui lavoratori parasubordinati che, come noto, appartengono alla fascia reddituale più agiata del paese ed è giusto che contribuiscano al celebre “risarcimento sociale” di cui la maggioranza favoleggia da sempre.

Ieri l’Unità online titolava: “Sgambetto di Dini sulla ricerca“. Che mai è successo? Forse che Dini e i suoi quattro amici al bar noti col nome di Liberaldemocratici avevano votato qualche odioso taglio ai danni della prostrata Università italiana? No, esattamente il contrario. E’ successo che il senatore di An Giuseppe Valditara ha presentato un emendamento che costituisce un fondo di 40 milioni di euro annui per il dottorato di ricerca. Valditara sostiene che la copertura vi sia, e vada ricercata nella leggendaria Tabella A, il calderone a cui si attinge per il (mal)funzionamento dei ministeri, che ha in dotazione 51 miliardi di euro, di cui 908 milioni da allocare. E così l’esponente di An, raccogliendo un composito consenso che va dalla CdL a Lamberto Dini e Giuseppe Scalera (Ld), Domenico Fisichella (Ulivo) e ai due “comunisti dissidenti” (perdonate l’ossimoro) Fernando Rossi e Franco Turigliatto, ha portato a casa il voto favorevole sull’emendamento, malgrado il parere contrario di maggioranza e relatore. E così, una delle bandiere della sinistra, quella del finanziamento della ricerca, è stata raccolta da un esponente del centrodestra. Pare che Valditara abbia ricevuto alcuni sms di esponenti della sinistra nei quali i medesimi confessavano di essere “dei coglioni”. L’autocoscienza è già un buon punto di partenza.

Secondo un articolo pubblicato su Lavoce.info a firma di Tito Boeri e Pietro Garibaldi l’extragettito fiscale, misurato come differenza tra le cifre indicate nella Relazione Previsionale e Programmatica di settembre 2006 e la nota di aggiornamento al Dpef di settembre 2007, è stato pari a poco più di 16 miliardi di euro. E mentre ancora si discute della sua “strutturalità” (vera o, più verosimilmente, presunta), tale somma è stata destinata: per 9,6 miliardi a spesa pubblica corrente, per 1,7 miliardi a interessi passivi sul debito pubblico. Sconcertante il fatto che la spesa in conto capitale, nel corso dei 12 mesi considerati, è diminuita di 1,8 miliardi di euro. Complimenti vivissimi al governo Prodi. E su 7,5 miliardi di avanzo primario, che è già un importo esile rispetto all’extragettito, solo 5,8 miliardi sono andati a ridurre lo stock di debito. Wunderbar.

In Italia, vi sono alcuni eventi che indicano inequivocabilmente in quale stagione politica ci troviamo. Ad esempio, quando gli schieramenti iniziano a parlare di piani per la realizzazione di asili nido, ciò significa che ci avviciniamo alle elezioni. Oppure, quando si inizia a parlare di restituzione del drenaggio fiscale, ci troviamo nel pieno del dibattito parlamentare sulla Finanziaria. Anche quest’anno la tradizione è stata rispettata.