Proseguono le lezioni di finanza pubblica del professor Renato Brunetta. Anzi, si intensificano, ora che la sua Forza Italia è praticamente con un piede e tre quarti fuori dalla maggioranza di governo, ed il Nostro può issarsi in cattedra e scagliare l’ennesima pietruzza, contando sulla genetica amnesia di elettori e commentatori italiani.

Oggi, su Repubblica, c’è una intervista a Yoram Gutgeld, il senatore del Pd che ricopre il ruolo di “consigliere economico” di Matteo Renzi. Il quale Gutgeld illustra le sue proposte per uno shock alla finanza pubblica ed all’economia italiane. Tra queste proposte ce n’è una che è semplicemente geniale, almeno per gli standard della politica italiana.

(post fintamente tecnico ed autenticamente surreale)

Ricordate il problema delle società-fantasma, in quanto fiscalmente prive di uno stato a cui pagare le imposte? Bene, sotto la pressione internazionale l’Irlanda si è mossa. Tutto resterà come prima, però.

Declamare in modo solenne e pensosamente progressista un manifesto ideologico fatto di luoghi comuni fiscali tra i più vieti e fattualmente inconsistenti, perché già maltrattati dalla realtà, senza neppure riuscire a comprendere la distinzione minimale tra il soggetto passivo di una imposta e chi invece ne viene effettivamente inciso; venire brutalmente confutati, sempre per dato di realtà; ripiegare farfugliando qualcosa su una non meglio specificata “tassazione dei patrimoni finanziari”, a conferma di un provincialismo orecchiato ed orecchiante, in chi nella vita pare faccia il globetrotter dell’informazione; riuscire, di conseguenza, a far fare a Renato Brunetta una figura da gigante (pun intended).

Oggi, su la Stampa, c’è una intervista di Alessandro Barbera al segretario-ponte del Partito democratico, l’ex leader della Cgil Guglielmo Epifani. Il quale chiede, nella Legge di Stabilità, maggiore attenzione al “sociale”, quindi maggiori risorse. La copertura è nel migliore stile della sinistra gabelliera, ma c’è anche quella che potremmo definire come voce dal sen fuggita. Che è pure piuttosto inquietante, a dirla tutta.

di Daniele Muritano

Ovvero, di come sia possibile invitare i contribuenti ad assumere determinate condotte, promettendo che le condotte medesime risulteranno neutrali ai fini di una imposta, solo per sanzionare successivamente i contribuenti, accusandoli di elusione di un’altra tipologia di imposte. E, soprattutto, di come sia possibile che le “interpretazioni” dell’Agenzia delle Entrate facciano premio su un testo di legge, confermando che l’Agenzia, attraverso le sue “interpretazioni” di ciò che si configura come condotta elusiva, è praticamente una divinità, e pure capricciosa.