Intervistato ieri dal Quotidiano Nazionale, il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha lanciato (o meglio, rilanciato) un tema da qualche tempo accarezzato da alcuni personaggi del confuso teatrino italiano: mettere le mani sulla previdenza integrativa per rilanciare la crescita. Questa è un’estate climaticamente anomala ma la propensione della nostra presunta classe dirigente ai colpi di sole resta intatta.

di Mario Seminerio

Uno degli effetti perversi prodotti dalla disponibilità agostana di tempo libero e connessione internet è rappresentato dal masochismo che ci spinge a continuare a leggere le omelie domenicali del Superuomo. Quella di oggi tratta della crisi finanziaria innescata dai mutui subprime statunitensi. Ora, non è il caso di analizzare l’intero scritto di Scalfari. Alcuni passaggi costituiscono una descrizione abbastanza fedele delle dinamiche in atto. Ma, dal titolo alle prescrizioni interventiste, tutto il resto è l’abituale sbobba dove l’ideologia irrancidita del nostro ossimorico “liberale di sinistra” si esprime al meglio. Una premessa: noi non siamo in grado, al momento in cui scriviamo, di prevedere l’esatta portata e durata di questa crisi. Resta la riflessione di fondo del susseguirsi, da almeno un decennio, di crisi finanziarie ed interventi di salvataggio da parte delle banche centrali che non fanno altro che gonfiare gli aggregati monetari, ponendo le basi per successive bolle. Occorrerà, ad evidenza, che i policymakers delle banche centrali si interroghino su questa alternanza infernale di salvataggi ed azzardo morale che alimenta ulteriori salvataggi e nuovi azzardi morali. Quello che vorremmo solo segnalare, a beneficio di Scalfari e dei lettori, è che il paragone con il 1929 c’entra come i cavoli a merenda.