Il nostro premier esce finalmente dalla afasia sulla crisi libica e sul congelamento dei beni di Gheddafi e della sua cricca, ma forse era preferibile la prosecuzione del silenzio. Sui beni questo è il distillato della pavida saggezza berlusconiana:

«Occorre distinguere bene sulle partecipazioni della Libia in quanto popolo libico e le partecipazioni che invece sono attinenti ad una famiglia: quindi staremo molto attenti ad una distinzione»

Certo, essendo la Libia notoriamente una democrazia modello Westminster, non c’è alcun rischio (come visto) che la famiglia Gheddafi possa essersi impossessata dei beni “del popolo libico”.

Il Financial Times da qualche tempo sta dedicandosi al ruolo svolto da Tony Blair nella riabilitazione di Muammar Gheddafi. In un articolo comparso ieri, viene rievocata la lunghissima (cinque secondi) stretta di mano tra l’allora premier britannico ed il Colonnello, il 24 marzo 2004, sotto l’immancabile tenda beduina di Tripoli. Quella operazione, definita da Blair “la mano dell’amicizia”, aprì la via alla riabilitazione internazionale dell’uomo che Ronald Reagan definì “cane pazzo”. In cambio della rinuncia alle armi di distruzione di massa, Gheddafi ottenne ampia assistenza da parte di multinazionali occidentali nell’estrazione delle enormi riserve petrolifere libiche.