Uno dei più collaudati metodi di lavoro degli editorialisti italiani si basa su un processo di reverse engineering, dove si parte dalla tesi e si procede a ritroso, per forzarne la dimostrazione. Il problema sorge quando, probabilmente a causa dell’anagrafe, si finisce col perdere completamente di vista non solo la coerenza delle conclusioni, ma proprio la verosimiglianza degli assunti. Paradigmatico è questo Bestiario di Giampaolo Pansa per Libero, dove il giornalista-scrittore di Casale Monferrato parte da una tradizionale lamentazione destrorsa, il peso preponderante della sinistra nelle trasmissioni di approfondimento del servizio pubblico. Pansa si dichiara soddisfatto dell’ingaggio da parte di Raiuno di Giuliano Ferrara, viste le sopracitate esigenze di ribilanciamento ideologico dell'”approfondimento” informativo (Bruno Vespa, anyone?).

Continua, intensificandosi, il triste processo di trombonizzazione di Giampaolo Pansa, l’uomo di sinistra che per lustri ha menato memorabili fendenti alla sinistra ipocrita e parolaia di questo paese. Col passare degli anni, purtroppo, Pansa è andato tuttavia incontro a quel fin troppo noto processo di cristallizzazione narrativa che tutti conosciamo ed apprendiamo per vicinanza ad uno dei nostri cari anziani.

E’ vero che è assai poco pop ricordarlo, ma l’Italia è e resta una repubblica parlamentare. Il problema è che qualcuno, preso da trance agonistica, ha finito col dilatare a dismisura non tanto la celeberrima (o famigerata) “costituzione materiale”, quanto i propri desiderata. E poiché siamo un popolo di schierati (non scherani, mi raccomando) e polarizzati/polarizzanti, da oggi abbiamo ripristinato la par condicio anche tra i presidenti dei due rami del parlamento.

In un editoriale pubblicato giorni addietro su Liberazione, Piero Sansonetti esprime tutta la propria insofferenza per l’inopinata popolarità che gli ultimi libri di Giampaolo Pansa sui partigiani stanno regalando al loro autore. Dopo la doverosa premessa di deferente ed affettuoso omaggio a Pansa, Sansonetti inizia una meticolosa analisi storico-politica. Scritta da dietro due spesse lenti di ideologia che deformano la storia.

Il problema non è, per Sansonetti, portare alla luce episodi di violenza di cui si macchiarono alcuni ex partigiani all’indomani della Liberazione: quelli parrebbero acquisiti e metabolizzati anche dalla storiografia di sinistra, pur se solo come eccessi individuali e piccole faide locali e localizzate. Il problema è capire che lettura dare della Resistenza: lotta di popolo o prodromo di guerra civile, con la parte numericamente maggioritaria delle brigate partigiane a combattere in nome e per conto di una potenza esterna, l’Unione Sovietica?

Sul Bestiario di questa settimana, Giampaolo Pansa invita Piero Fassino a risolvere quattro “misteri” relativi al rapporto tra il vertice diessino e Unipol.

Il primo mistero nasce da una domanda che ci siamo fatti in molti e che ‘Il Riformista’ ha esplicitato meglio di tutti. Nella famosa telefonata del luglio 2005, Fassino ha ascoltato Consorte spiegargli di avere già in mano, insieme ai suoi alleati e grazie a patti segreti, il 51 per cento della Bnl e questo prima dell’Opa. Ma in quella data l’Unipol era autorizzata a detenere soltanto il 19 per cento della banca da conquistare. Dunque, Consorte di fatto confessava al segretario dei Ds di aver violato regole e leggi. Fassino l’ha capito o no? E se non l’ha capito, come mai non si è fatto aiutare da qualche esperto di Opa al servizio del Botteghino? Avrebbe subito sentito puzza di bruciato. E, forse, avrebbe mollato Consorte al proprio destino. Invece ha continuato a fare il tifo per l’Unipol. “In un mondo di furbi, io preferisco essere tifoso che cinico”, ha detto Fassino a ‘Repubblica’. Ma tifare per una scalata ‘alla Consorte’ è stata una forma accentuata di autolesionismo che adesso il capo della Quercia sta pagando.

E’ sempre molto godibile leggere le dotte analisi politologiche degli esponenti della sinistra. Oggi, il menù prevede il gruppo di autocoscienza sull’evoluzione unitaria del cartello di coalizione. Premesso che il Grande Statista Sannita ha già annunciato il proprio “appoggio esterno” (?) all’Unione, in attesa di correre in soccorso di altri vincitori, e che il Parolaio Rosso (o Giallo, secondo l’ultima definizione di Giampaolo Pansa) ha già proclamato che in nessun caso rinuncerà a schierare il brand di Rifondazione, in queste ore assistiamo alla rimasticatura di vecchi polpettoni irranciditi.