E’ una estate maieutica, questa estate italiana. Nel mondo della politica tutti fanno domande a tutti. E’ stato un vero e proprio gamechanger, come direbbero gli americani. E’ bastato che qualcuno decidesse di uscire dal “cerchio magico” per diventare per ciò stesso ricattabile.

Non sappiamo se c’è arrosto, oltre alla spessa coltre di fumo, nella vicenda dell’appartamento a Montecarlo venduto dalla Fondazione di Alleanza Nazionale ad una società offshore e successivamente finito nella disponibilità del fratello della compagna del presidente della Camera. Forse lo scopriremo, magari per effetto dell’attività della magistratura, o forse no. Quello che colpisce è che questa vicenda sia esplosa solo ora, ad alcuni anni di distanza dagli accadimenti, in contemporanea agli eventi traumatici che hanno determinato l’uscita di Gianfranco Fini dal Pdl.

Ora che si è consumato (forse) l’ultimo atto di uno psicodramma che durava dalla nascita del Pdl, è opportuno fermarsi ad osservare il panorama e a riflettere. Per fare ciò, occorre utilizzare una tecnica di analisi che potrebbe essere sintetizzata nella frase “Berlusconi ha ragione”. Procediamo.

Si è svolto oggi il convegno, organizzato dalla Fondazione FareFuturo, “Oltre il pil. I nuovi indicatori del benessere e la sostenibilità allo sviluppo“. Nel corso del convegno il presidente della Camera, Gianfranco Fini, avrebbe rimarcato che «un orientamento in senso puramente quantitativo dello sviluppo non indica l’effettivo tenore di vita delle persone», anche se il Pil resta un parametro «indispensabile nella politica di bilancio e per tenere sotto controllo i conti» (affermazione piuttosto incomprensibile, ma passiamo oltre). Queste appaiono essere le suggestioni sarkoziane della Commissione Fitoussi, e lo stesso Fini non ne fa mistero. Sono suggestioni potenzialmente pericolose in questo momento storico, per l’euro e per noi italiani.

Giulia Bongiorno, Berlusconi l’ha chiamata in causa di persona, in quanto presidente della Commissione Giustizia della Camera. Lei finora ha sempre taciuto.
«A dire il vero, succede da mesi. Ogni volta che vado a Palazzo Grazioli a parlare di giustizia, il giorno dopo leggo sui giornali che Berlusconi avrebbe detto: “Levatemela di torno”. Frasi come frecce dalla foresta. Ora leggo che la seconda delle condizioni che Berlusconi aveva posto a Fini, dopo il “basta con il controcanto”, era appunto il “basta con i giudizi critici della Bongiorno”. L’avvocato Coppi è rimasto senza fiato: “Davvero ti hanno chiesto di non dare più giudizi critici?”.

E lei cos’ha risposto?
«Io non so se essere più sorpresa o amareggiata. Contraddicevo Andreotti, che pure mi considera una specie di figlia. Basta un’obiezione tecnica a Berlusconi per sentirsi dire “levatemela dai piedi”».

Obiezione tecnica? L’aggettivo andrebbe anche bene ma il problema, in questa maggioranza, è il sostantivo. Inaccettabile, impraticabile, impensabile, sotto pena di scorticatura, mediatica e non solo.