L’ultimo giorno dell’anno di disgrazia 2009, l’allora direttore del maggiore quotidiano economico italiano, volendo imitare (nel modo provinciale di cui solo i cosmopoliti opinion maker italiani sanno dar prova) la tradizione dei grandi giornali anglosassoni, si chiuse in conclave con se stesso (un panel of one, direbbero nelle migliori business schools di Caracas), ed al termine di questo raccoglimento interiore, non privo di vibrante dialettica, decise di assegnare il prestigioso riconoscimento di uomo italiano dell’anno al ministro dell’Economia. Quello che segue è il fedele copiaincolla delle auliche motivazioni.