Oggi, in occasione dell’incidente che ha visto coinvolti due convogli della linea 2 della metropolitana milanese, il sindaco Giuliano Pisapia (ed il suo staff, immaginiamo) ha svolto una preziosa funzione di servizio, fornendo via social network informazioni tempestive e puntuali sull’evoluzione della situazione. Sfortunatamente, lo stesso non si può dire per il sito dell’Atm, l’azienda di trasporti municipali, che è rimasto silente praticamente per tutta la durata dell’emergenza, oltre ad essere stato fortemente rallentato dagli accessi di utenti alla ricerca di informazioni. La prima comunicazione di Atm sull’incidente è comparsa oltre un’ora dopo, alle 11.47, mandando in crash il sito.

Il futuro è così luminoso che dobbiamo mettere gli occhiali da sole:

  • Come è nato l’amore tra Clemente Mastella e Diego Della Valle, l’uomo che scrive editoriali e li fa pubblicare a pagamento;
  • Ha ragione il segretario-concierge Angelino Alfano: i comunisti ci sono ancora. Stanno al governo, ed istruiscono Agenzia delle Entrate ed Equitalia su come realizzare l’esproprio perfetto;
  • Effetto-maionese: di come un marchettone autoreferenziale multisponsor venne scambiato dal sindaco di Milano per il Nobel e dal presunto servizio pubblico per la cerimonia di consegna degli Oscar, messaggio di saluto di gerarchetta in omaggio;

E comunque non distraetevi, sta arrivando la recessione.

Non sappiamo come evolverà la vicenda giudiziaria che coinvolge in questi giorni Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano, già sindaco di Sesto San Giovanni (punto focale dei presunti illeciti), ex agente Unipol e già stretto collaboratore di Pierluigi Bersani. Anzi, rimuovete pure la vicenda giudiziaria da quanto state per leggere. Il nome di Penati a noi ricorda soprattutto un’operazione effettuata ai tempi della sua presidenza della provincia di Milano, l’inutile acquisto di un ulteriore 15 per cento della società autostradale Serravalle, da aggiungere al 36 per cento che Palazzo Isimbardi già deteneva, al solo scopo di estromettere dal controllo della società il Comune di Milano, all’epoca guidato dall’odiato Gabriele Albertini.

Incandescente volata tra i due supereroi con superproblemi, BatLetizia e SuperGiuliano. I supporter del premier sono costretti al superlavoro, lasciando in fretta e furia il Palazzo di Giustizia il lunedì per travestirsi da zingari comunisti e punkabbestia intenti a posare la prima pietra dell’autocostruzione di una moschea per gay tossici, disperatamente apolidi dopo la chiusura del Platzspitz di Zurigo. SuperGiuliano si rivela per quello che è: un figlio di papà dedito al darwinismo sociale e dalle inquietanti inclinazioni monopolistiche, visto che fa catturare i suoi colleghi ladri d’auto per accrescere la quota di mercato per sé e per le Coop rosse.