Pare che nel pensoso mondo di Hillary Clinton tutti i casini scoppino invariabilmente alle 3 del mattino:

It’s 3 am, and your children are safe and asleep.
But there’s a phone ringing in the White House and this time the crisis is economic.
Home foreclosures mounting, markets teetering.
John McCain just said the government shouldn’t take any real action on the housing crisis, he’d let the phone keep ringing.
Hillary Clinton has a plan to protect our homes, create jobs.
It’s 3 am, time for a president who’s ready.

Tra il 1986 ed il 1992 Hillary Clinton sedette nel board di Wal-Mart, il simbolo del Male Assoluto per liberals e progressives americani. Anche vent’anni fa Wal-Mart era un vero e proprio moloch del retail globalizzato, ed era impegnata allo spasimo a tenere fuori dalla porta il sindacato, oltre che a difendersi da innumerevoli azioni legali per discriminazioni di genere e da campagne per l’asserito sfruttamento di manodopera (anche minorile) in giro per il mondo. Non risulta che l’allora futura first lady si sia segnalata come vessillifera delle istanze progressiste in seno al board di Wal-Mart. Anzi, la brillante partner dello studio legale Rose (uno dei più attivi nel contrasto ai sindacati negli States) era, al pari del marito, strenua paladina del free trade.

di Mario Seminerio

Giorni addietro Hillary Clinton, parlando delle linee-guida del proprio programma economico, ha lanciato quello che prima o poi potrebbe diventare uno degli hot topic della campagna elettorale presidenziale degli States:

“I problemi di oggi hanno meno a che fare con la dimensione della torta dell’economia che con il modo in cui tale torta è divisa”

Beati gli americani, vien fatto di dire. Noi italiani siamo direttamente passati alla fase della divisione delle briciole, avendo deciso di disinteressarci delle modalità con cui la torta potrebbe essere fatta crescere.