Parole e musica di François Hollande, l’uomo che si fece trovare ad un tornante della storia al momento sbagliato, scoprendo di essere contromano su una strada di montagna a fari spenti nella notte.

Chi sono, dove sono, quando sono assente di me? (cit.)

«Non sono stato conquistato dal liberismo [liberalisme in originale ma il senso è quello, ndPh.], è esattamente il contrario perché è lo Stato a prendere l’iniziativa e fare in modo che possiamo rinforzare il nostro patto produttivo»

All’indomani dell’intervista televisiva di François Hollande, l’istituto nazionale francese di statistica ha comunicato che il rapporto deficit-Pil del paese nel 2012 è sceso (si fa per dire) dal 5,3 al 4,8 per cento, contro un obiettivo governativo del 4,5 per cento, che salirebbe al 4,6 per cento se Eurostat decidesse di integrare nel deficit anche i costi dell’ultimo salvataggio di Dexia. Il debito pubblico passa dall’85,8 al 90,2 per cento, nuovo massimo. Ma i guai, soprattutto autoinflitti, non finiscono qui.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi il presidente francese, François Hollande, ha levato la propria voce contro una eccessiva rivalutazione dell’euro, in un momento in cui si torna a discutere del rischio di guerre valutarie globali, dopo che il nuovo primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha di fatto commissariato la banca centrale del proprio paese, inducendola a fissare un ambizioso obiettivo di inflazione al 2 per cento annuo, nel tentativo di sradicare la deflazione che piaga il paese da ormai un ventennio e deprezzare lo yen per rilanciare le esportazioni e sostenere la crescita.

di Mario Seminerio – Il Tempo

La vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali francesi apre un nuovo scenario a livello europeo, dove anni di austerità a tappe forzate, imposta da una Germania angosciata dalla prospettiva di diventare l’ufficiale pagatore di un intero continente, stanno sfiancando la popolazione e rischiano di indebolire la tenuta democratica, come dimostra la discesa della Grecia agli inferi di estremismi ed ingovernabilità. Ma Hollande non sarà quella caricatura di socialista mangiatore di conti pubblici che di lui è stata data soprattutto dalla grande stampa finanziaria anglosassone né, malgrado le suggestioni storiche, potrà permettersi di seguire le orme del Mitterrand del 1981.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La vittoria elettorale di François Hollande apre la via ad un riequilibrio interno all’Unione europea tra falchi dell’austerità immediata e colombe del gradualismo, ma non dovrà né potrà rimettere in discussione l’azione di consolidamento delle finanze pubbliche. Presto apparirà chiaro a tutti gli attori coinvolti che una vera rottura causerebbe tali e tanti problemi da mettere in ginocchio l’intera Eurozona. E visto che a Bruxelles e dintorni conservano ancora una residua capacità di fiutare l’aria, è molto probabile che dopo il prossimo Ecofin, a giorni, venga ufficializzato l’atteso rallentamento del passo di consolidamento fiscale, in modo tale da considerare le condizioni del ciclo economico. Viene da sorridere pensando che, se si fosse seguito un approccio più gradualista, ora non ci troveremmo con un intero continente prossimo alla morte per asfissia. Ma questi sono gli esiti, da ricondurre alla crescente angst tedesca di ritrovarsi ad essere il pagatore di tutto il conto comunitario.