Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è diventato entusiasta sostenitore del valore taumaturgico del taglio della Tasi, a cui annette un potenziale impressionante, legato non solo al “recupero di fiducia” da parte dei contribuenti, ma anche la capacità di stimolare l’industria delle costruzioni. E tutto, pensate, per la modica cifra di 3,5-4 miliardi di euro, cioè circa 220 euro per proprietario di prima casa. Ma perché diavolo non averci pensato prima?

Ogni popolo ha i leader che si merita. Gli italiani hanno una straordinaria propensione al vittimismo ed alla autoassoluzione, oltre ad un peculiare spirito nazionalista straccione che si sposa a meraviglia con un robusto analfabetismo economico di base. Nessuna meraviglia, quindi, che il Principe di turno eserciti il proprio ésprit florentin ricorrendo a molte di queste leve strategiche comunicative.

Dopo che la Corte dei conti ha quantificato ciò che è sotto gli occhi di chiunque, e cioè che la pressione fiscale locale sta schiantando il paese, è il momento di riflessioni, proposte, pensierini della sera, lettere a Babbo Natale. Un imprescindibile contributo al dibattito è oggi fornito in un intervista al Corriere dal sindaco di Torino, Piero Fassino, che è anche presidente dei comuni italiani. Prendete nota, a futura memoria.

E quindi, per l’ennesima volta, siamo a commentare la promessa di taglio delle tasse sulla prima casa. Questa volta è il turno di Matteo Renzi a mettersi in scia al suo antenato Silvio Berlusconi, incluse frasi di circostanza sulla portata “storica” della manovra, che “altri” non sono riusciti a realizzare. In omaggio, stuoli di cocoriti che sparavano a zero sull’avventurismo fiscale di Berlusconi e che oggi invece non trovano di meglio che plaudere al logoro espediente di un leader che sta perdendo colpi nei sondaggi, a tutto vantaggio di piccoli demagoghi che rappresentano solo il termometro della febbre che divora un paese di creduli in stato terminale.

I numeretti del giorno sono offerti da un articolo di Enrico Marro sul Corriere di oggi, relativi alla tassazione locale, il famoso federalismo fiscale all’italiana, ed a quella degli immobili. Per avere la misura di quanto è accaduto alla pressione fiscale italiana negli ultimi anni, e procurarvi un sottile brivido al pensiero che l’attuale esecutivo sta lavorando alla local tax che “unificherà” (per l’ennesima volta) la tassazione locale. E chissà perché, ad ogni rivoluzione di questo tipo la pressione fiscale tende ad aumentare.

C’era una volta un paese occidentale, ma solo per le cartine geografiche. Un paese un tempo ricco ed ora intrappolato in un declino apparentemente inarrestabile. Un paese con un elettorato incline a bersi tutte le mirabolanti promesse di una classe politica affetta da analfabetismo economico ed avventurismo ma abilissima nell’affabulazione, al punto da creare situazioni kafkiane in cui l’ottimismo dei consumatori sale alle stelle per effetto di tali affabulazioni ma solo per finire schiantato contro il dato di realtà, pochi mesi dopo.

Al termine di una giornata semplicemente disastrosa, peraltro per lui non la prima, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha ritenuto di doversi presentare davanti alla stampa e giustificare alcuni provvedimenti governativi che sono semplicemente indifendibili, nell’ennesimo spasmo di un esecutivo che ha da tempo terminato la propria esistenza e rischia ogni giorno di più di trascinare il paese nel caos fiscale, aspettando il Messia di Rignano sull’Arno.

Sulla cancellazione della seconda rata dell’Imu “il governo ha mantenuto l’impegno”. Lo afferma il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il Cdm (Ansa, 27 novembre 2013).

“Abbiamo ridotto le tasse sulla casa di 4,5 miliardi. Sul conguaglio da pagare c’è stato un eccesso di drammatizzazione. Non c’è nessuna volontà di dar fastidio ai contribuenti o dar fastidio ai cittadini”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni (Ansa, 13 dicembre 2013)

Già aver consentito metà gennaio per i pagamenti (della mini-Imu) è al limite della tollerabilità. Perché le entrate dovrebbero essere nel 2013”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, in audizione in Senato (Ansa, 13 dicembre 2013)