Dopo lo psicodramma collettivo dei giorni scorsi, tutto interno alla sinistra, con il lettore progressista romano che scrive un’accorata lettera a Repubblica, autodenunciandosi per “star divenendo razzista”, in reazione alla illegalità diffusa di cui sono protagonisti, nella Capitale come nelle altre città italiane, soprattutto extracomunitari; dopo la reazione ampiamente stereotipata del sindaco Veltroni, per il quale la legalità non è di destra né di sinistra; dopo il coming out da legge&ordine del sindaco di Torino, Chiamparino, che si dichiara antiproibizionista pentito, con un revisionismo divenuto di drammatica attualità alla luce di notizie come questa, ecco altri interessanti dati sulla sicurezza in Italia.

“Nella situazione attuale, l’applicazione dell’indulto comporterebbe, nell’immediato, la scarcerazione di 12.756 unità se concesso nella misura massima di tre anni”.
(Clemente Mastella, ministro della Giustizia, Ansa, 27 giugno 2006).

“Fino a ieri 24.413 detenuti erano usciti grazie all’indulto in tutta Italia, di cui 1.473 sono rientrati in carcere per recidiva, e di questi 1.225 in flagranza di reato. Se i recidivi mantengono un trend di 650 ingressi al mese, nel giro di un anno e mezzo le carceri torneranno a essere sovraffollate come prima. Lo dimostra il fatto che è stata già autorizzata la realizzazione di 12 nuovi reparti in altrettante carceri per una spesa complessiva di 120 milioni di euro”. (Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, Ansa, 3 novembre 2006).

Il Parlamento si accinge a votare il provvedimento di indulto, secondo i termini dell’accordo stabilito tra maggioranza ed opposizione, cioè includendo i reati finanziari e contro la pubblica amministrazione. Il provvedimento prevede l’indulto per tutti i reati commessi entro il 2 maggio 2006 nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 10.000 euro per quelle pecuniarie sole o congiunte a pene detentive. Secondo il disegno di legge, frutto dello stralcio del provvedimento dell’amnistia da quello dell’indulto, il beneficio sarà revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni. Lunga la lista dei reati esclusi: associazioni sovversive, associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico, arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale, riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù, prostituzione e pornografia minorile, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione. L’indulto è un provvedimento di indulgenza a carattere generale, previsto dall’articolo 174 del codice penale che condona, in tutto o in parte, la pena inflitta e, salvo che il decreto disponga diversamente, non estingue le pene accessorie e gli altri effetti della condanna. Sull’accordo pesa il forte dissenso di Antonio Di Pietro, che contesta l’inclusione nel provvedimento dei reati finanziari.