L’Unione delle Camere Penali italiane (che è l’associazione su base volontaria dei penalisti italiani) è in gravi ambasce. L’ex magistrato Antonio Ingroia, appena diventato avvocato, ha solennemente promesso che non difenderà “mafiosi e corrotti”. E sin qui, potrebbe pure trattarsi del manifesto programmatico di una Giovane Marmotta. Se non fosse che, in tale nobile proponimento, esiste una contraddizione logica che al contempo mina dalle fondamenta la sua stessa appartenenza all’avvocatura e l’esercizio di quella professione, in ambito penale.

Ascoltate attentamente: Antonio Ingroia, il piemme in aspettativa che ha creato Rivoluzione Civile, parla della necessità dell’introduzione di una patrimoniale. E soprattutto di una patrimoniale che “colpisca” i redditi alti. Tutto chiaro, no? Osservate, dal minuto 5:30 la flemmatica sicumera sicula del nostro eroe, mentre scolpisce:

«Togliamo l’Imu sulla prima casa e mettiamo una patrimoniale soltanto sui redditi alti, da un milione di euro in su annuo»

Interrotto da Michele Santoro, che ha evidentemente studiato (“alle serali”) ed esprime perplessità su questo bizzarro ircocervo patrimonial-reddituale chiedendo lumi, Ingroia replica, con rafforzata sicumera:

«Una patrimoniale che sia immobiliare e mobiliare e che sia nei confronti di coloro i quali hanno un reddito annuo molto alto»