Il CEO di Total, Christophe de Margerie, nei giorni scorsi ha ammonito i leader occidentali che le sanzioni commerciali imposte all’Iran da Stati Uniti ed Onu sono destinate ad esercitare un impatto sui mercati, e che i leader che assumono tali decisioni devono essere pronti ad accettarne le conseguenze.

“I nostri leader, quando prendono decisioni, hanno bisogno di comprenderne l’impatto, e non solo di sentirsi dire ciò che vogliono sentire. La nostra responsabilità è di dire le cose come stanno. Se volete avere un embargo, l’impatto sarà questo. Se non produciamo gas in Iran, naturalmente ciò avrà un impatto sul mercato.”

As simple as it is, o no?

Gli Stati Uniti hanno oggi ironizzato sull’abbandono precipitoso da parte del ministro degli esteri iraniano Manucher Mottaki da una cena, alla quale ieri sera a Sharm el Sheikh era presente anche il segretario di stato americano Condoleezza Rice.
Secondo diplomatici americani, il capo della diplomazia iraniana ha lasciato precipitosamente la cena, organizzata dal ministro degli esteri egiziano Ahmed Abul Gheit, adducendo come giustificazione la tenuta ‘indecente’ di una violinista russa, presente in sala con un vestito rosso.
Le stesse fonti hanno però fatto notare che, prima dell’arrivo della Rice, la delegazione iraniana aveva studiato con attenzione l’assegnazione dei posti, notando “con costernazione” che Rice e Mottaki erano una di fronte all’altro. “Non so di quale donna abbia avuto paura – ha ironizzato il portavoce del Dipartimento di Stato, Sean Mc Cormack – se della signora in rosso o del segretario di stato”.

Quello che resta agli atti è l’effetto che la vista di una donna procura agli integralisti islamici, molto simile a quello delle prime luci dell’alba su un vampiro.

Il titolare di questo blog ha avuto l’opportunità, anni addietro, di conoscere personalmente Henry Kissinger. Fu nel marzo 2002, nella splendida cornice del castello di Tor Crescenza, appena fuori Roma, durante una cena di gala offerta da una banca d’affari statunitense (quella stessa che anni prima espresse, nella persona di Bob Rubin, il Segretario al Tesoro dell’Amministrazione Clinton). All’epoca si parlava già di attacco all’Iraq: le ispezioni dell’Aiea erano ormai su un binario morto, Saddam sfidava quotidianamente l’Onu contando anche su una spregiudicata strategia mediatica volta a sfruttare le divisioni esistenti tra i governi occidentali. Durante quella cena, qualcuno chiese a Kissinger cosa pensasse dell’eventualità di un’invasione dell’Iraq. L’ex Segretario di Stato di Nixon analizzò minuziosamente lo scenario, soppesando pro e contro dell’azione militare. Poi concluse, col suo caratteristico vocione baritonale ed il persistente ed un po’ vezzoso accento tedesco: “Credo che il problema non sia se attaccare l’Iraq, bensì quando“.