La guerra in Iraq: una prospettiva più ampia

Su Epistemes, in un breve saggio, Andrea Gilli analizza le conseguenze della guerra in Iraq lungo dimensioni concentriche: da quella individuale a quella nazionale, da quella regionale a quella sistemica, rilevante per le ripercussioni sulla strategia globale americana, utilizzando i dati disponibili. Un importante lavoro di sistematizzazione, per andare oltre la notizia del ritiro dell’ultimo soldato americano dal suolo iracheno, …

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Petraeus a Palermo

Pare che l’Iraq stia diventando uno stato di dipendenti pubblici, e non solo per l’eredità socialista di Saddam Hussein: «Il ruolo guida del governo nell’occupazione significa che esso stabilisce i salari e controlla il mercato del lavoro. Molti di questi lavoratori non hanno una reale posizione, ed esistono per mantenere il sostegno ai partiti politici e tenere la gente lontano …

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Anche questo è un cigno nero

Nella definizione di Nicolas Nassim Taleb, il cigno nero è un evento di difficile previsione, grande (o enorme) impatto, e soprattutto raro, oltre l’ambito delle normali aspettative. O delle aspettative normali, intese come gaussiana, che nessuno usa più tranne i risk management delle società di gestione (questa è una battuta-forzatura, non prendeteci alla lettera). Il cigno nero si manifesta su …

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E ricordate che in Iraq abbiamo vinto

Soprattutto per conto dell’Iran: For the Shiite religious parties that comprise the government of Iraqi Prime Minister Nouri al-Maliki, however, there is also another, less admissible reason for demanding changes in the text. Each of the major Shiite parties maintains close ties to the Islamic Republic of Iran. And even though the draft agreement envisions a withdrawal of U.S. forces …

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In Iraq abbiamo vinto. Forse

Mentre proseguono i negoziati tra governo iracheno ed amministrazione statunitense per la partenza delle truppe americane dall’Iraq, tra fughe in avanti, smentite e probabile redazione di un memorandum d’intesa che si annuncia ricco di “condizionalità” che permetteranno agli Stati Uniti di restare in Iraq “for the foreseeable future” (anche se forse non per i cento anni di cui parlava John …

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Da Alcamo alla Kamchatka

Torna a pestare i piedi per terra, il giovane barista tuttologo. E lo fa da par suo: buttandola in caciara, con improbabili quanto scioccamente vacui riferimenti anagrafici (peraltro del tutto fuori luogo, nel caso di specie). Bisogna aver pazienza, è il massimo della sua elaborazione, quando non parla di calcio. Nella sua ormai pluriennale cavalcata neocon con scolapasta in testa …

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Le opinioni non devono essere influenzate dai fatti

di Galatea Per carità, non vorrei mai passare per sapientona. Mica sono una opinionista che scrive sul Foglio, neh. Non scrivendoci, e avendo quindi un sacco di tempo libero, leggo però i giornali, o almeno bazzico Google News. Così, mi capita di vedere questi dati sull’Iraq: 16 agosto: pellegrini sotto attacco, circa 40 morti in tre giorni; 17 agosto: Kamikaze …

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