Nei giorni scorsi abbiamo appreso che l’Iraq avrebbe soddisfatto ben 15 dei 18 parametri-target (benchmark) fissati lo scorso anno dal Congresso statunitense per monitorare i progressi del governo di Baghdad in ambito politico, sociale e della sicurezza. La fonte di tale monitoraggio (compiuto a maggio) è l’ambasciata statunitense nella capitale irachena, e le valutazioni contrastano fortemente con altre fonti, quali il rapporto del Government Accountability Office, pubblicato un paio di settimane fa. Giudizi controversi ed ovviamente non conclusivi, che rappresentano una non-notizia, contrariamente a quanto pensa il solito tuttologo fogliante del “io-ve-l’avevo-detto-che-finiva-così”.

Dall’11 settembre 2001 è apparso drammaticamente chiaro che l’Occidente si sarebbe trovato ad affrontare, negli anni successivi, la sfida della “guerra asimmetrica”: di qui, eserciti regolari, equipaggiati in modo estremamente sofisticato, per combattere in teatri di guerra guerreggiata. Di là, gruppi agili composti da cellule spesso dormienti ed attivabili in modo estremamente efficace (per danno inflitto al nemico) ed efficiente, per limitatezza dei costi operativi sostenuti per il mantenimento di tali cellule. Di qui, il rischio di compressione dei diritti civili e di “stress democratico”, di là il puro e semplice disprezzo per la vita umana. Il simbolo di questa asimmetria è stato tragicamente rappresentato, per lunghi anni, dagli IED (improvised explosive devices), le bombe che, collocate ai lati delle strade irachene ed azionate con telecomandi, hanno fatto strage di militari statunitensi e civili locali.

Tra le innumerevoli reazioni alle elezioni irachene, segnaliamo quella del vescovo di Bassora:

”La gente era felice di recarsi ai seggi, c’era un clima di festa”. Cosi’ commenta per la MISNA la giornata elettorale di ieri in Iraq monsignor Djibrail Kassab, arcivescovo dei caldei di Bassora, nel sud del Paese. Ricordando che nella sua città ha votato circa il 60% degli elettori e non si sono verificate violenze di alcun tipo, il presule ribadisce di aver visto persone andare ai seggi ”quasi come fosse un Carnevale; intere famiglie hanno portato con se’ i bambini, la gente sembrava soddisfatta e mostrava di non aver paura di eventuali episodi di violenza”. Monsignor Kassab aggiunge che, nelle prime ore del mattino, l’affluenza è stata scarsa, ma dalle 11 locali in poi i seggi si sono riempiti di gente in fila per consegnare il proprio voto.”

La democrazia rappresenta sempre un momento di festa, soprattutto quando è stata così a lungo negata…