Da ieri, con supremo sprezzo del pericolo (di procedure d’infrazione comunitaria), l’Italia applica sugli ebook l’aliquota Iva minima del 4%, tra grande fanfara del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, e non solo. Come i più perspicaci tra voi avranno notato, però, Amazon non ha modificato i prezzi dei propri ebook. La spiegazione è semplice e disarmante.

Le coperture per il mancato rialzo dell’Iva a ottobre arriveranno dall’aumento dell’acconto dell’Ires (al 103%) e dell’Irap per il 2013, oltre che dall’incremento delle accise sui carburanti per 2 centesimi al litro fino a dicembre 2013 e poi fino al 15 febbraio 2015 di 2,5 cent al litro. Si legge nella bozza del decreto legge.(ANSA)

Caro presidente Letta, chi scrive ha sempre guardato a lei con umana simpatia, per il suo tratto caratteriale ed i modi da persona per bene. Ciò ha posto in secondo piano o depotenziato la critica ad alcune decisioni francamente prive di senso economico, e la tendenza ad usare la leva fiscale ad ogni pié sospinto, come ai bei tempi dell’andreottismo trionfante.

La frase del giorno, e fors’anche della settimana, è del sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, che oggi a Radio24 ha commentato sullo psicodramma Iva, quello che ha sostituito l’Imu nel chiacchiericcio nevrotico di politici e stampa. Il commento di Baretta è un esempio da manuale di osservazione ossessiva del dito, mentre la luna resta rigorosamente occultata.

Ieri, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, al question time del Senato, ha lanciato una secchiata di realtà ghiacciata sul perdurante ed ormai stucchevole baloccamento dei nostri parolai su Iva ed Imu:

«L’eliminazione completa dell’Imu costa 4 miliardi e altrettanto il blocco di un punto dell’Iva, cifre che fanno ipotizzare interventi compensativi di estrema severità che al momento non sono rinvenibili»

Questa situazione è nota da tempo a chiunque abbia una dimestichezza minimale non tanto con la contabilità pubblica quanto con la realtà della congiuntura del paese.

Mancano diciotto giorni all’aumento dell’aliquota Iva ordinaria, dal 21 al 22 per cento. Servirebbero due miliardi per il 2013 e pare non si trovino, destino cinico e baro. In parallelo scopriamo che, in Italia, grande coalizione fa rima con grande confusione, ed amplifica la nostra già patologica tendenza a non essere una democrazia ma una dichiarazia.