di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il Dipartimento della Giustizia statunitense e JPMorgan Chase hanno trovato un accordo per una transazione giudiziaria in sede civile relativa alla vendita di titoli rappresentativi di mutui il cui valore è crollato durante la crisi finanziaria del 2008. Si tratta dell’accordo transattivo più rilevante mai raggiunto tra il governo degli Stati Uniti ed una impresa privata, e vedrà il pagamento di ben 13 miliardi di dollari da parte della banca guidata da Jamie Dimon, mostro sacro della finanza statunitense.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano Zona Euro

Non è ancora chiara la dinamica della enorme perdita, stimata parzialmente a due miliardi di dollari, prodottasi nella struttura londinese di JPMorgan nota come Chief Investment Office (CIO) tra la fine del primo trimestre e la precipitosa conferenza stampa convocata dal dominus della banca, Jamie Dimon, pochi giorni addietro. Le ipotesi sono diverse, tutte verosimili. Si è parlato (lo ha fatto lo stesso Dimon) di incaute operazioni di “copertura”, ma pare evidente che di copertura non si trattasse.

(Post tecnico-finanziario. Non chiamate gli economisti, qui non possono aiutarvi)

Ieri il CEO di JPMorgan, l’onnipotente Jamie Dimon, ha confessato che la sua banca dalla fine di marzo ha sofferto perdite per 2 miliardi di dollari sul suo portafoglio sintetico di credito, riconducibili all’attività della struttura londinese nota come Chief Investment Office (CIO). Alcuni utili da realizzo di posizioni ridurranno la perdita, ma l’unità dovrebbe chiudere il primo trimestre con una perdita di 800 milioni di dollari, rispetto a precedenti previsioni che ipotizzavano un utile di 200 milioni di dollari. Da una prima, sommaria analisi, pare che l’operazione sia frutto di un movimento avverso della cosiddetta base e del rischio ad essa connesso, che in finanza ne ammazza più della spada.